Inflazione, l’Istat mette le mani avanti: rischi sociali per rincari e bollette. Dai campi effetto valanga nel carrello

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 “L’impatto inflazionistico e’ risultato piu’ ampio per le famiglie piu’ povere, solite destinare all’acquisto dei prodotti energetici una quota maggiore del loro bilancio. Questo desta preoccupazione, non solo per le conseguenze economiche ma anche sociali”. Lo rende noto l’Istat durante la Conferenza stampa per una lettura analitica dei dati sull’Inflazione del mese di gennaio 2022, degli indici dei prezzi al consumo dell’anno 2021 e della cosiddetta Inflazione acquisita per l’anno in corso, oltre alle novita’ del paniere 2022. 

Il balzo dei beni energetici si trasferisce a valanga sui bilanci delle imprese agricole strozzate da aumenti dei costi che costringono a spegnere le serre di fiori ed ortaggi, a lasciare le barche in banchina e a tagliare le concimazioni dei terreni con il raddoppio dei costi delle semine. E quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi a gennaio 2022 che vede l’inflazione salire al 4,8% mentre la crescita dei prezzi dei prodotti alimentari è minore e pari al 3,8%, con molte imprese agricole stanno vendendo sottocosto. Una situazione drammatica per il settore agricolo che – sottolinea la Coldiretti – in controtendenza all’aumento generale del Pil del 6,5% nel 2021 ha visto invece calare il proprio valore aggiunto. A far aumentare i costi alla produzione è il caro energia con l’agroalimentare che assorbe oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Enea.

Nel sistema agricolo i consumi diretti di ener­gia includono i combustibili per trattori, serre e i trasporti mentre i consumi indiret­ti ci sono quelli che derivano da fitosani­tari, fertilizzanti e impiego di materiali come la plastica (4,7 Mtep). Gli agricoltori per le operazioni colturali i – spiega la Coldiretti – sono costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Inoltre – continua Coldiretti – l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%). L’aumento dei costi riguarda anche l’alimentazione del bestiame, il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi e il gasolio per le imbarcazione con oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata proprio dal carburante.

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