Il caso Gamestop, come mandare in panico le borse e i vecchi squali

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di Luigi Basso – La vicenda dell’incredibile bolla azionaria generata sul titolo Gamestop dall’azione coordinata e scientifica di milioni di piccoli investitori tramite social sta letteralmente sconvolgendo la borsa americana.
I fatti sono noti: mentre i grandi fondi di investimento avevano scommesso sulla caduta del titolo Gamestop, shortandolo pesantemente, milioni di piccoli investitori, usando piattaforme che permettono piccoli acquisti di azioni senza commissioni, si sono coordinati e hanno comprato titoli Gamestop facendone schizzare la quotazione, sabotando la scommessa sul calo del valore delle azioni Gamestop.


La vicenda ha scioccato l’establishment creando panico.
Il grado massimo di confusione è ben testimoniato dalle reazioni scomposte dell’elite finanziaria americana.
I big players della borsa, che hanno subito capito che quanto accaduto mette in pericolo il loro potere, hanno invocato stupidamente chiusure e restrizioni alla contrattazione in borsa, soprattutto a quella che avviene tramite piattaforme social (stupidamente, poiché proprio coloro che hanno trasformato la borsa nel sottoprodotto delle attività di un casinò, per dirla con Keynes, si lamentano che il parco buoi da scannare si sia ribellato e abbia aperto un varco nel recinto. Ridicolo).


Ora il timore è che la borsa non sia più il mare in cui gli squali girano placidi scegliendosi con calma la preda da spolpare, protetti da quei politici ai quali pagano le costose campagne elettorali: il rischio è che nel mare di Wall Street siano entrati anche predatori di squali che colpiscono a caso uno squalo alla volta e lo inscatolano.
Ancora una volta, i fatti dimostrano che una tecnologia non è buona o cattiva in sè, ma in base a come viene utilizzata: i social, se usati bene, sono un’arma formidabile in mano al “pueblo”.

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