Il 45% delle famiglie costrette a pescare dai risparmi per arrivare a fine mese

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 Più cure a domicilio, e una riorganizzazione dell’assistenza territoriale, prima porta d’accesso al servizio sanitario. Sono i due capisaldi della riforma spinta dalla pandemia. L’eredità buona di Covid. Ad analizzarla è il Rapporto Italia 2022 di Eurispes. La normativa statale in materia di sanità degli anni 2020 e 2021, pur essendo finalizzata a fronteggiare il dilagare del virus che ha sconvolto il mondo, “ha posto le basi per una pianificazione intesa al potenziamento e alla riorganizzazione della rete sanitaria”, si legge nel capitolo dedicato al nuovo scenario al quale si sta lavorando in Italia. Un provvedimento chiave su questo fronte è il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che, sulla scorta dei progetti contenuti in particolare nella missione 6, pianta le radici su cui far crescere la riforma dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale. “La finalità che sembra ispirare il processo riformatore è quella di rafforzare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria attraverso l’incremento della domiciliarità e la conseguente riduzione della istituzionalizzazione delle persone più fragili – si legge nel report – Già prima della diffusione della pandemia di Covid-19 si era registrata negli ultimi anni una progressiva tendenza allo sviluppo dell’assistenza domiciliare, passando da un tasso medio dell’1,99%, a livello nazionale, registratosi nel 2014, al tasso medio del 2,92%, rilevato nel 2019.

Fulcro della riorganizzazione dell’assistenza territoriale è il distretto, la cui programmazione deve prevedere i seguenti standard: una Casa della comunità hub ogni 40-50mila abitanti; Case della comunità spoke di medici di medicina generale e pediatri; un infermiere ogni 3mila abitanti; una Unità di continuità assistenziale ogni 100mila abitanti; una Centrale operativa territoriale ogni 100mila abitanti; un ospedale di comunità dotato di 20 posti ogni 50mila-100mila abitanti. Il decreto che disciplina i modelli e gli standard di sviluppo dell’assistenza sanitaria territoriale, fa notare Eurispes, “rappresenta un importante e consistente passo per il rafforzamento dell’assistenza primaria e del sistema di prevenzione in ambito sanitario, che a sua volta si aggiunge al potenziamento della rete ospedaliera in una logica di sviluppo ed evoluzione del sistema sanitario nazionale con l’utilizzo delle migliori e più moderne tecnologie”.

Le strategie e le rinunce per far quadrare i conti nelle difficoltà economiche. Per quanto riguarda il bisogno di liquidità il 35,7% (+7,2% rispetto al 2021) del campione ha chiesto un sostegno finanziario alla propria famiglia oppure si è rivolto ad amici, colleghi o altri parenti (18,2%, +3,1%); ha chiesto un prestito bancario il 18% (+2,9%) dei rispondenti, mentre è molto più diffuso il ricorso alla rateizzazione dei pagamenti per effettuare acquisti, utilizzata da circa un italiano su tre (33,6%). C’è da considerare che l’11,1% del campione, non potendo accedere a finanziamenti bancari, ha richiesto prestiti a privati (non parenti o amici), pratica che spesso si traduce in forme di usura, il 14,4% ha dovuto vendere o ha perso dei beni (casa, attività, automobile, ecc.) e il 12,9% è tornato a vivere in casa con la famiglia di origine o con i suoceri (+2,9%). Sul fronte dei pagamenti sono il 27,6% gli italiani che hanno pagato con forte ritardo le bollette, il 18,6% si è trovato in arretrato con la rata condominiale e il 16% ha saldato con difficoltà il conto presso commercianti/artigiani. Il 19% ha accettato di lavorare senza contratto (+3,6%) e il 22,8% ha svolto più di un lavoro contemporaneamente (+7,7%). Negli ultimi anni stanno fiorendo, oltre al classico E-Bay, numerosi siti di aste e vendite on-line (ad esempio, Vinted o Wallapop), un modo rapido e sicuro per vendere ciò che non serve e guadagnare qualcosa: il 18,1% degli italiani nell’ultimo anno ha utilizzato queste piattaforme per mettere in vendita beni e oggetti; circa un rispondente su dieci ha invece preferito affittare abiti e/o accessori in occasione di feste e cerimonie, piuttosto che acquistarli (10,9%). Chi avrebbe avuto bisogno di una badante per sé o per un proprio caro, vi ha rinunciato nel 31,6% dei casi e sono il 27,5% i genitori che hanno rinunciato all’aiuto di una/un babysitter. 

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