Giuslavorista Del Conte: Reddito cittadinanza ha fallito, il 30% lo incassa senza essere povero

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“Sulla base dell’esperienza fatta, i criteri per l’accesso al reddito di cittadinanza vanno ridisegnati perché si è visto che c’è, da un lato, una quota di persone, pari a circa un 30% della platea, che benefica DEL rdc senza essere in reale povertà e, dall’altro, c’è una quota più o meno della stessa dimensione (ossia il 30%) che non ne beneficia, pur essendo in reale povertà”. Lo dichiara ad Adnkronos/Labitalia, Maurizio DEL CONTE, presidente di Afol Metropolitana di Milano. “Questo in larga parte è dovuto al meccanismo della norma che premia di più le famiglie mononucleari, i singles, rispetto ai nuclei familiari numerosi. Poi c’è il tema DEL costo della vita: aver fissato un’unica soglia di accesso valida per tutto il Paese, è una cosa assurda, che non ha riscontro nella realtà. Una persona che vive in una grande città, deve sostenere molti più costi di una che ad esempio vive in un’area interna”, aggiunge DEL CONTE ricordando che “in questa fase stanno crescendo i cosiddetti ‘professionisti’ DEL reddito di cittadinanza, che riescono a ottenere il sussidio eludendo la disciplina”.

“Poi c’è l’errore progettuale di aver pensato che la struttura attuale dei servizi all’impiego fosse ‘servente’ al rdc, invece andava ribaltata la prospettiva -spiega DEL CONTE-. In Italia occorre un sistema universale di politiche attive, dopodiché solo una quota di minoranza dei percettori di rdc sono pronti per entrare in una struttura di avviamento al lavoro. La maggioranza dei percettori (circa due terzi ) non vanno nei centri per l’impiego, ma vanno ai servizi sociali. E’ una platea completamente diversa: per questo ci vuole uno strumento di contrasto alla povertà che si occupi prima della persona nella sua multidimensionalità. Solo dopo questa persona può andare al centro per l’impiego, non in quanto povero ma in quanto cittadino”, conclude. 

Foto Piazzo, riproduzione riservata

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