Fisco, Cgia: Evasione vale metà inefficienze PA scaricate su cittadini e imprese

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L’evasione fiscale e contributiva presente nel nostro Paese – pari, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a circa 110 miliardi di euro all’anno – ammonta a poco più della metà degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze causate dal cattiva gestione della nostra Pubblica Amministrazione (PA) che, la Cgia, stima in oltre 200 miliardi di euro all’anno. È la provocazione, lanciata dall’ufficio studi della Cgia, che poggia sulla dimensione economica particolarmente significativa di due fenomeni molto sentiti dall’opinione pubblica. el rapporto dare/avere tra lo Stato e il contribuente italiano, a pagare il prezzo più elevato sarebbe quest’ultimo. Nessuno può sostenere che l’evasione fiscale sia giustificabile perché la nostra Pubblica Amministrazione presenta un livello di efficienza relativamente basso, precisa l’associazione per cui coloro che frodano il fisco, pertanto, vanno perseguiti e condannati, senza se e senza ma, ovunque essi si nascondano. Non va però dimenticato – e succede invece frequentemente nell’opinione pubblica – che la nostra macchina statale funziona mediamente poco e male e – come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco – costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita economica del nostro Paese.

Secondo la Cgia, dunque, con un carico fiscale più contenuto, anche a seguito di una spesa pubblica inferiore, probabilmente la dimensione dell’evasione sarebbe nettamente al di sotto dei 110 miliardi di euro stimati. “L’efficienza della nostra spesa pubblica è un problema che ci trasciniamo da tempo immemorabile e rischia di esserlo anche nei prossimi 6 anni, quando saremo chiamati a investire molte risorse pubbliche – scrive ancora l’associazione in una nota -. Dei 210 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione Europea, 145 serviranno per realizzare gli investimenti aggiuntivi che, – nel 2026 – garantiranno, secondo il Governo, 3 punti percentuali aggiuntivi di Pil.

Secondo i calcoli della Cgia, a fronte di questi 145 miliardi, il valore aggiunto del nostro Paese sarà, al termine dell’operazione, superiore di 55 miliardi di euro. Pertanto, la redditività degli interventi indicati nella bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza redatto lo scorso 12 gennaio, appare molto contenuta. Non solo. Nei prossimi sei anni l’Europa ci consentirà di investire complessivamente 210 miliardi di euro. Una cifra importante che condizionerà il futuro del nostro Paese. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che al netto degli interessi sul debito, la nostra spesa pubblica l’anno scorso è stata di poco inferiore a 900 miliardi di euro e, per oltre il 90%, è di natura corrente (stipendi, pensioni, acquisti, funzionamento struttura, etc.). E’ evidente – conclude la Cgia – che dovremo spendere le risorse assegnateci con il Next Generation EU con grandissima attenzione. Ma a maggior ragione lo dobbiamo fare ogni anno, quando siamo chiamati a spendere una cifra quattro volte superiore alle risorse europee che, invece, spenderemo in sei anni.

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