Estetisti: “Anche prima avevamo obbligo di mascherine e guanti! Ma nelle task force ci sono i Sette Nani o Alibabà?”

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di Benedetta Baiocchi – “In queste task force ci sono i Sette Nani? Oppure Alibabà? O qualche altro personaggio da fumetto? Ce lo chiediamo perché noi i guanti e le mascherine li abbiamo sempre usati. E ad ogni cliente li cambiamo. Già da prima del Covid”. Se si possono definire sul piede di guerra è poco. Gli estetisti, come i parrucchieri, saranno gli ultimi, gli ultimissimi a riaprire. Alberto Parma, titolare a Milano del centro estetico “Re Sole”, ha perso le parole. “Senta, anche poco fa nei tg sento che i centri estetici dovranno riaprire purché in sicurezza con guanti e mascherine. Ma ditemi chi c’è dentro questi comitati per la sicurezza, cosa fanno nella vita, che curriculum hanno per non sapere che già siamo in sicurezza. Ma lo sanno che le attrezzature le dobbiamo già sterilizzare? Pensano che siamo massaggiatori da spiaggia? Tatuatori sotto l’ombrellone? Capisce bene in che razza di mani siamo se pensano che dovremo essere gli ultimi ad aprire perchè i più sottosviluppati?”.

“Ma poi le dirò di più. Chiediamo sempre prima di iniziare qualsiasi trattamento, se il cliente ha problemi di salute, se ha avuto malattie trasmissibili. E’ l’abc della categoria! Già lavoriamo in sicurezza ma ci mettono in punizione per un altro mese e più. E’ scandaloso, è una decisione figlia dell’ignoranza. Fortuna che sono esperti. Di cosa, di uncinetto?”.

“Chi è che prende le decisioni? Lo sa che su facebook ci sono estestiste/estetisti che si offrono per lavorare a domicilio? Lo sa che questa irragionevole chiusura alimenterà questo lavoro sommerso, senza le sicurezze che ci sono nei nostri centri? Il proibizionismo non genera legalità, anzi”.

Poi, le lampade abbronzanti. Altro capitolo. “Noi ne abbiamo sei. Sono cabine separate, ovviamente. E ogni cliente è di per sè già separato di almeno un metro e mezzo dal cliente successivo. Non c’è contatto, chiaro?

E cosa dicono gli esperti? Che il centro estetico non può precludere la distanza di meno di un metro. Ma come? Non è così. La distanza c’è già! Non hanno conoscenza del settore, capisce? Senza cognizione di causa. Forse non sanno cosa farci fare, continuano a posticipare l’apertura, forse perché hanno le idee poco chiare anche loro!”.

“E poi – conclude – abbiamo come l’impressione che le associazioni che dovrebbero rappresentarci, siano in un limbo in cui non vogliono prendere posizione. Sono lì, un po’ così…. statiche. Mentre sta venendo giù il mondo”.

Photo by Kris Atomic

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