Dopo Sala, anche Bonomi il padano. Chi sdogana le gabbie salariali? Non più la Lega

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di Stefania Piazzo – Chiamatele come volete. Gabbie salariali oppure salari legati alla produttività del territorio e vincolati al costo della vita. Qualche mese fa a rompere il muro del suono era stato il sindaco di Milano, Beppe Sala. E il suo esempio si focalizzava sulla busta paga di un milanese e su quella di un lavoratore di Reggio Calabria.

Aveva affermato allora Sala: “È sbagliato che il dipendente pubblico guadagni gli stessi soldi a Milano e a Reggio Calabria. È sbagliato perché il costo della vita è diverso”. Per quanto presa alla larga, perché non può esserci sperequazione tra un dipendente statale e uno privato, Sala aveva riaperto il tema irrisolto del diverso costo della vita tra Nord e Sud. Era il 12 luglio. Tema morto e sepolto. No.

Parla Bonomi e siamo al 15 novembre. “Il Paese non è omogeneo nelle sue caratteristiche di produttività tra Nord e Sud”. “Ho sempre detto che lo scambio deve essere salario-produttività. La differenza tra Nord e Sud dell’Italia sul salario nominale è di circa 4,2 punti. In Germania la differenza tra Ovest ed Est è di oltre 28 punti: hanno lasciato la possibilità di una contrattazione molto forte di secondo livello legata alla produttività territoriale. E questo ha permesso loro di avere capacità di reddito parametrata al territorio, una capacità di economia reale molto più forte della nostra”.

Fronte del no, scontato dei sindacati, che difendono i contratti nazionali senza deroghe o aggiustamenti territoriali. Ma il convitato di pietra, il Nord, che dice? Di sicuro, il silenzio leghista, che fece di questa bandiera una battaglia di sindacato di territorio, è ormai più che una sorpresa, una scontata abdicazione ad altri progetti. Nessuna differenza tra Nord e Sud.

Ma non sorprende Bonomi. Anni fa, insediandosi come neo presidente di Assolombarda, aveva scandito che la sua organizzazione si sarebbe fatta “promotrice di una serie di iniziative volte a ridisegnare visione capacità di proposta, incisività nell’agenda pubblica, in modo più adeguato alle nuove specificità che la questione settentrionale pone come sfida alle nostre imprese”.

Terrà fede Bonomi il padano? D’altra parte, nel giugno scorso, agli Stati generali di Conte non l’aveva mandata a dire al governo. Restituite alle imprese le tasse non dovute. E si riferiva in particolare a una sentenza della Cassazione in conseguenza della quale risultava che 3,4 miliardi di accise energia fossero state “pagate impropriamente” dalle imprese. Che dire…

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