Documento choc di Bankitalia: cosa succede se in autunno torna il Covid

5 Giugno 2020
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E’ la parte più saliente delle “Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana”, data 5 giugno. Bankitalia passa in rassegna l’impatto possibile delle misure di governo. Ma la parte più saliente riguarda le previsioni che vengono definite “scenario più severo”. Insomma, il peggio che ci possa capitare, con il Covid che ci obbliga a fermarci di nuovo. Ecco i passaggi più significativi dell’analisi.

“Sviluppi più negativi potrebbero in particolare manifestarsi a seguito del protrarsi dell’epidemia o della necessità di contrastare possibili nuovi focolai, con ripercussioni sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese; di cali più consistenti nel commercio mondiale e strozzature alle catene globali del valore; di un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie”.
In questo scenario si ipotizza in particolare: (1) una caduta della domanda estera più marcata di quella dello scenario di base nell’anno in corso (20 per cento) e una ripresa più graduale nel prossimo biennio, sia del commercio mondiale sia dei flussi turistici; (2) l’emergere di nuovi focolai dell’epidemia che comporterebbero l’adozione di nuove misure di sospensione delle attività economiche per una quota pari a circa il 5 per cento del valore aggiunto per 4 settimane nei mesi estivi e circa il 15 per cento per 6 settimane tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021; (3) un aumento dei rendimenti a lungo termine di circa 50 punti base e un irrigidimento delle condizioni del credito pari a circa la metà di quanto osservato durante la crisi finanziaria globale”.

In sintesi: quasi un altro quarto in meno di consumi, l’aumento del debito, la crisi delle banche. E il Pil? “Il prodotto cadrebbe di circa il
13 per cento quest’anno e recupererebbe a ritmi più moderati nel 2021 (Tav. 2).

Crollerebbero di un altro 20% gli investimenti, e del “13 nell’arco del triennio 2020 -22”. Giù l’export. Ma neppure Bankitalia si sente di quantificare gli effetti, “non lineari e difficilmente quantificabili, che potrebbero derivare da episodi diffusi di insolvenza tra le imprese che incidano in misura marcata sulla capacità produttiva dell’economia, o da
nuove ondate epidemiche globali”.

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