Dai costumi alle mascherine. Il cremonese Bertolotti contro la tempesta perfetta. Burocrazia permettendo

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di Benedetta Baiocchi – “Facciamo costumi da mare e moda bagno. Questo era il tempo delle spedizioni, degli ordini che già erano pronti. Invece la stagione è morta, e rischiavamo di esserlo anche noi. Così, a differenza di altre imprese che non hanno vie di fuga, noi abbiamo avuto l’opportunità di riconvertire parte della produzione subito. E’ stata una scelta obbligata, alzarci in piedi”. Luigi Bertolotti, cremonese, titolare della Gise, ha il suo braccio produttivo a Coriano, nel riminese, l’ombelico del mondo marittimo, vacanziero. Oggi l’azienda rema contro la tempesta perfetta.

Bertolotti, racconta che correre subito ai ripari, reinventandosi, “è stata una scelta per evitare un bagno di sangue, per l’azienda e per i 90 dipendenti circa, quasi tutti attorno a Coriano, che lavorano, e hanno famiglia”.

Dal bikini alla mascherina in licra, resistente e lavabile, il passo è stato breve. Sul sito Maskitalia.it si legge che “Le mascherine filtranti sono realizzate a norma delle indicazioni contenute nel Decreto “Cura Italia”
e seguente circolare del Ministero della Salute (0003572 del 18.03.2020)
Abbiamo a cuore la massima tutela dei nostri clienti
Per questo, pur non avendo alcuno obbligo di certificazione, abbiamo volontariamente sottoposto a un laboratorio specializzato le nostre mascherine per una verifica più approfondita”.

E qui, Bertolotti apre il cassetto dell’incredulità che assale a volte con rassegnazione, altre con rabbia controllata, gli imprenditori alle prese con la burocrazia.

“Sia subito chiaro, non realizziamo maschere chirurgiche, non mettiamo ancora sul mercato presidi certificati DPI ma “semplici” mascherine che tuttavia sono filtranti e creano una barriera contro la cosiddetta nebulosa. Ce le chiedono molti medici, professionisti, privati cittadini. Servirebbe una certificazione che abbiamo già messo in pista e che spero arrivi presto, ma l’ostacolo principale sono i tempi e gli step della burocrazia”.

E qui cambia l’umore dell’imprenditore cremonese. “Vede, oggi stiamo lavorando ma lunedì non sappiamo se lavoreremo ancora. E la ragione è la mole di provvedimenti contraddittori che ci fanno impazzire tra disposizioni del governo e della Regione Emilia Romagna, dove abbiamo lo stabilimento. Il 90% dei dipendenti arriva da almeno 20 km di distanza dall’azienda, e con i balzelli delle restrizioni, oggi sai di cosa vivi, domani no”.

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