Così l’Europa ci vuole fulminare con l’auto elettrica

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di Gigi Cabrino – Il Parlamento Europeo ha approvato un provvedimento che impegna gli stati membri ad eliminare la vendita di auto e furgoni che emettono CO2 dal 2035.

L’intenzione di ridurre le emissioni di CO2 è condivisibile, ma da parte di molte associazioni di produttori e trasportatori sorgono interrogativi su quanto sia sostenibile una misura simile per le nostre economie.

Federauto lancia un appello al premier Mario Draghi e al Governo affinché “sostengano una revisione della decisione secondo un approccio più realistico e concreto, che tenga anche conto della posizione delicata della filiera automotive e delle gravi conseguenze che essa arrecherà al mercato interno e a tutta l’economia italiana”.

Inoltre si segnala il rischio di aggiungere alla dipendenza di gas e petrolio con cui stiamo facendo i conti in questi mesi la dipendenza dall’estero di materie prime per la fabbricazione di motori elettrici e batterie.

“Abbiamo più volte evidenziato come sia dubbia la scelta del ‘tutto elettrico’. I dubbi  – ricorda il presidente di Conftrasporto-Confcommercio, Paolo Uggè – riguardano innanzitutto la produzione della fonte di energia e la rete di rifornimento, oggi totalmente inadeguata. Se poi si aggiungono il grado di inquinamento dell’intero ciclo di produzione di energia elettrica e il fatto che a 80 chilometri di velocità i valori di inquinamento sarebbero identici al diesel, il dubbio diventa preoccupazione. La strada tracciata dall’Europa ha i caratteri di una scelta imposta da ideologie che non hanno, in alcun modo, tenuto conto del principio della neutralità delle fonti energetiche. Perché penalizzarne altre? ‘Quella’ strada è legittima e compatibile con i principi giuridici?”

Senza dimenticare che il litio, necessario per l’alimentazione di batterie è prodotto in gran parte in Cina ed Ucraina, non proprio il massimo di stabilità politica, economica e commerciale.

Foto della Biblioteca nazionale austriaca

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