Ce lo siamo dimenticati che il 2021 è l’anno contro lo sfruttamento dei minori?

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di Fulvio Curioni – Il 2021 è stato proclamato dall’Onu l’anno internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile ma l’organizzazione inernazionale del lavoro stima che siano ancora 152 milioni i bimbi sfruttati, dei quali 73 milioni quelli costretti in attività pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza ed il loro sviluppo morale.

Vero anche come negli ultimi 20 anni si siano affrancati dal lavoro minorile quasi 100 milioni di bambini, piccoli passi ora inaspriti dalla latente crisi economica innescata dalla pandemia ed anche da logiche lobbistiche, le quali hanno creato diseguaglianze e disogemoneità esistenti da prima. L’obiettivo 8.7 dell’agenda 2030 chiede agli stati membri di adottare misure efficaci per eliminare il lavoro forzato minorlile, una forma di schiavitù moderna quale tratta di esseri umani, garantendo la proibizione e l”eliminazione delle forme peggiori di reclutamento per lavoro minorile con l’uso di bambini-soldato entro il 2025.

Scadenze che sembrano scritte sul nulla, in quanto la tragica verità appare esistente anche se spesso tenuta lontano da sguardi mediatici e culturalmente educativi del nostro mondo cosiddetto civile. Prossimo passo la conferenza globale sul lavoro minorile da tenersi in Sudafrica nel 2022. Nel nostro paese suppur vietato per legge dal 1967 resta un preoccupante fenomeno allargato dalla pandemia con le scuole chiuse e l’allargamento delle aree di povertà. Sullo sfruttamento dei minori mancano dati certi e continuo monitoraggio, solo dati sanzionatori dall’inail di 243 contravvenzioni irrorate nel 2019, una punta dell’iceberg che denuncia invece il solito sistema sanzionatorio al contrario di una seria politica familiare individuando nella famiglia la comunità educante e socializzante in grado di emarginare la piaga dello sfruttamento minorile.

Save the children ad esempio nel lontano 2013 aveva mappato in Italia circa 340 mila bambini occupati e sfruttati nel mondo del lavoro illegalmente, il 7% della popolazione lavorativa, sotto i 16 anni, baby sitter, camerieri, baristi, giovani braccianti agricoli, manovali edili indipendentemente dalle regioni del sud, del centro e del nord, aiutando anche i genitori nelle loro piccole imprese a gestione familiari.

Si impone allora un cambio di rotta fatto da coraggio nell’educare fin dalla prima fase dell’insegnamento scolastico per confrontarsi poi con un cambio di mentalità ancorato anche oggi da fenomeni patriarcali o maschilisti, quasi un treno che passa continuamente ma sul quale l’omertà e l’ignoranza non ci permette di salire.

Photo by Ben Wicks

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