Agenda 2030, ci arriveremo?

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di Marcus Dardi – Da un anno a questa parte, nei vari notiziari, si parla sempre più spesso, ma ancora troppo poco, di sviluppo sostenibile, grande reset, svolta digitale e green economy.

Molto probabilmente nel programma del nuovo governo a guida Mario Draghi, troveremo alcuni di questi argomenti. Tutto parte dall’ONU.

Vale la pena quindi, di parlare dell’Agenda 2030 redatta dall’ONU.

Il nome intero di questo documento è molto significativo ed il suo titolo per esteso è: “Trasformare il nostro Mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Il documento pone 17 obiettivi, validi per tutti i paesi del mondo, per raggiungere uno Sviluppo Sostenibile e uno sviluppo economico e sociale per l’intero pianeta.

L’agenda, ratificata da tutti i 193 Paesi membri dell’ONU comprende: la lotta contro la povertà, contro la fame, il diritto alla salute e all’istruzione, l’accesso all’acqua e all’energia, il lavoro, i cambiamenti climatici, la tutela dell’ambiente, i modelli di produzione e consumo, le uguaglianze di genere e sociali, i temi della giustizia e il bisogno di Pace.

L’elenco dei 17 punti è già di per sé molto chiaro ed esplicativo. Ogni suo punto meriterebbe pagine e pagine di commento, ma la sola lettura dell’elenco è sufficiente per poter ritornare a sorridere con la speranza nel cuore.

Eccolo:

  1. Povertà zero
  2. Fame Zero
  3. Buona salute e benessere delle persone
  4. Educazione paritaria e di qualità
  5. Parità di genere
  6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari
  7. Energia pulita e accessibile
  8. Lavoro dignitoso e crescita economica
  9. Industria, innovazione e infrastrutture
  10. Ridurre le disuguaglianze
  11. Città e comunità sostenibili
  12. Consumo e produzione responsabile
  13. I cambiamenti del clima
  14. Vita sott’acqua
  15. Vita sulla Terra
  16. Pace, giustizia e istituzioni forti
  17. Partnership per gli obiettivi.

Questo lavoro parte da molto lontano. Parte infatti dal 1972 quando a Stoccolma si svolse la prima conferenza ONU sull’ambiente.

Seguirono poi il “Summit della Terra” di Rio de Janeiro nel 1992, la “Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile, ancora a Rio e nel 2012, fino ad arrivare al 2013 dove, nella sede ONU di New York, si è formato il gruppo di lavoro per lo sviluppo sostenibile.

La frase che più ha colpito il mondo intero è stata quella pronunciata e ripetuta innumerevoli volte dal segretario delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon in carica dal 2007 al 2016. L’illustre diplomatico sud-coreano, infatti, amava spesso ricordare al Mondo che: “Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”.

Le ultime due crisi economiche, gravissime, del 2008 e del 2020 hanno dato il colpo di grazia ad un modello economico errato nelle sua fondamenta.

E’ giusto quindi ripensare tutti i modelli di sviluppo, sperando che sia la competenza, oggi più che mai, ad assegnare incarichi e lavori.

Il Mondo del lavoro si trasformerà nel brevissimo tempo in modo radicale e dobbiamo accettare quest’idea confidando nel buon senso.

Un mondo nuovo, più giusto e più equo si delinea all’orizzonte, il cammino sarà sicuramente molto lungo e molto difficile, ma percorrerlo, ne vale sicuramente la pena.

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