A quando una linea comune tra Veneto e Lombardia contro il duromollismo del Governo?

Lettura 3 min

di Sergio Bianchini – Il nuovo decreto del governo cambia poco o nulla sulla circolazione individuale. Precisa che si può andare a camminare correre o in bicicletta ma non lontano da casa.
Per fortuna non si è stabilito l’obbligo di non mettere piede fuori casa per chi non lavora. Estremismo in contrasto evidente con la libera mobilità lavorativa che è di massa.


Evidentemente i medici e gli psicologi che consigliano il governo sono consapevoli che questa stretta totale, ma finta, produrrebbe danni gravissimi sulla stabilità mentale delle persone senza risolvere il problema del contagio che proviene dai milioni di contatti determinati dal movimento e dalla compresenza di chi lavora.


In una intervista de Il Giornale sabato 21 marzo all’esperto del S. Raffaele spiega bene questo punto di vista e fa delle previsioni, che per primo sottopone alla verifica del reale, sullo sviluppo dell’epidemia.

Stranamente non approfondisce, pur ponendola, la questione della casa chiusa che in realtà non è sicura, come lui dichiara andando contro l’isterico quotidiano appello allo stare in casa. Perfino il decreto governativo si chiama IO STO IN CASA quando lascia tutti liberi di andare a lavorare, a comperare, a passeggiare.

Il duromollismo dello stato italiano è evidente. Anche la correzione che non si deve andare lontano da casa è patetica, seppur necessaria, nella sua genericità. Il governatore del Veneto ha precisato, ma solo per il Veneto, che non lontano significa entro i duecento metri.

Fontana non precisa nulla sulla questione anche se Gallera dà ai passeggiatori disubbidienti la colpa di tutto. Fontana chiede più rigore e più esercito ma sulle chiusure sostiene solo la necessità di chiudere vari uffici, MA NON NOMINA LE FABBRICHE e costantemente si fa riferimento a necessità per l’ intera nazione. A New York invece tutti i lavoratori, escluso gli essenziali, stanno a casa da oggi con “solo”4500 positivi.

Di nuovo assistiamo a sapienti dichiarazioni di un luminare medico che ignora però la questione delle mascherine. Come mai? Girano voci insistenti circa la mancanza di mascherine anche negli ambienti sanitari. Voci insistenti e di prima mano. In Veneto la protezione civile attacca l’idea di Zaia sulle mascherine e rifiuta di distribuirle.

Da noi l’anarchia regna sovrana. Ma perché almeno Veneto e Lombardia non si uniscono in una comune linea d’azione? Sarebbe una unione utile, pertinente e potentissima anche nei confronti del governo centrale. E creerebbe un rapporto giocabilissimo per il futuro di queste regioni anche relativamente al famoso e dimenticato referendum sull’autonomia.
Se nemmeno in questa circostanza veneti e lombardi sono capaci di unirsi come potranno in futuro parlare di nord?

Photo by Gabriel Gabriel

Default thumbnail
Servizio Precedente

Svizzera: il Ticino vieta la spesa ai 65enni. Asili aperti, no ai minori accuditi dai nonni

Default thumbnail
Prossimo Servizio

2021, l'inizio del Nuovo Mondo

Ultime notizie su Economia