A Davos suonano la ritirata. Il più lucido resta Kissinger

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di Luigi Basso – La tradizionale riunione della Comunità di stakeholders (parole di Klaus Schwab, l’organizzatore del WEF) che governa il Mondo si sta svolgendo quest’anno secondo un copione assolutamente inedito.
Per cinquant’anni, infatti, i Potenti di Davos hanno ritenuto di avere in mano il futuro della popolazione mondiale e che le loro direttive si sarebbero sempre tradotte in azioni precise che avrebbero modellato la realtà secondo i loro desiderata.
Quest’anno le cose sono cambiate.


L’epidemia di Covid prima e il conflitto Russo Ucraino, poi, hanno chiaramente mostrato la sconfitta della globalizzazione e, quindi, delle politiche uscite da Davos nell’ultimo mezzo secolo.
Lo stesso Schwab, nell’intento di arringare come un antico condottiero la schiera di Potenti (“Il futuro è costruito da noi”), stava in realtà elencando solo fallimenti: debiti pubblici e privati fuori controllo, fame nel mondo, prezzi alimentari a livelli mai visti, crisi climatica, guerra nel cuore dell’Europa: un elenco lunghissimo e pure incompleto.
Insomma, proprio la necessità di urlare al Mondo che va tutto bene e che comandano ancora i Potenti di Davos è stata la miglior prova che le cose non vanno più come avevano progettato gli stakeholders riuniti in assemblea.
Peraltro, molti interventi resi pubblici sono stati proprio all’insegna dello scoramento da parte dei partecipanti.


Una confusa Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, si è scagliata contro la Russia, dando le colpe dell’attuale disastro a Putin, che userebbe il grano come arma: è incredibilmente assurdo che la Von der Leyen pretenda allo stesso tempo di inviare armi contro i Russi e che gli stessi Russi le garantiscano i rifornimenti di grano e a prezzo contenuto.
Peraltro in tutte le guerre si è sempre usata anche l’arma alimentare per ricattare il nemico, come gli Europei ben sanno da secoli.


Il CEO di una importante Azienda farmaceutica osservava sconsolato che nessuno al mondo vuole più i suoi vaccini.
Tra i pochi stakeholders lucidi presenti a Davos va menzionato il quasi centenario Kissinger, un’icona del WEF, che ha ammonito che la politica del nuovo Ordine Mondiale sulla Russia è semplicemente assurda e disastrosa.


La confessione definitiva del fallimento delle politiche di Davos è arrivata comunque proprio dagli esperti di economia del Forum che hanno assicurato che la recessione mondiale si può ancora evitare: ecco, dopo cinquant’anni di governo mondiale, promettere che, forse, non finirà tutto a rotoli, è sembrato proprio un po’ pochino.
La lezione che esce da Davos 2022 è che il Mondo è entrato in una fase multipolare, in cui Una Organizzazione di potenti non può decidere per tutto il Mondo.
Davos è così bella che è meglio averne sette o otto, o anche dieci.
Sembra destino che tutte le organizzazioni umane che si pongono come Imperi Globali siano destinate, inevitabilmente, a crollare su se stesse.
Il primo caso è documentato nella Bibbia, in Genesi 11, 1-9.

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