In ultimo libro di Giorgio Fabre nuove rivelazioni sull’ostilità di Mussolini agli ebrei

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di Roberto Gremmo – Il nuovo libro del giornalista e storico Giorgio Fabre “Il razzismo del duce” appena pubblicato dall’editore Carocci dimostra che Benito Mussolini fu sempre ostile agli ebrei e che le leggi razziali del 1938 da lui fortemente volute non furono un isolato episodio d’imitazione dei nazisti ma un tassello d’una costante politica persecutoria contro questa minoranza d’italiani che il Duce osteggiava da sempre.

In anni di ricerche archivistiche, Fabre ha scovato centinaia di documenti inediti che provano come nei lunghi anni in cui l’ex socialista romagnolo diventato capintesta dell’imperialismo totalitario italiano fu al vertice del Governo del re utilizzo’ i funzionari della burocrazia sabauda per isolare prima e vessare poi con provvedimenti vergognosi i cittadini del Regno considerati di “razza ebraica”.

La ricerca certosina di Fabre appare davvero importante per tutti i documenti inediti che riporta o commenta e permette di considerare il fenomeno del razzismo  fascista qualcosa di organico e di strutturale, deciso e pianificato dal Ministro degli Interni, lo stesso Mussolini, mobilitando per la bisogna non tanto le camicie nere di un Partito lasciato ai margini su queste tematiche, ma funzionari dello Stato che si piegavano per ambizione, sete di carriera o anche solo per viltà a perseguitare dei connazionali del tutto incolpevoli. 

Ma l’ampio studio di questo specialista della questione si rivela prezioso e rilevante perché (ripeto: con documenti mai visti prima) sfata il mito consolatorio di un Mussolini ignaro della deportazione degli italiani israeliti nei lager nazisti e dimostra che il Capo della Repubblica Sociale fu un complice attivo della tragica “caccia agli ebrei” dei suoi alleati nazisti. 

Il ponderoso volume di ben 549 fittissime pagine non fa sconti a nessuno ed in un capitolo scomodo e controcorrente dimostra che molti dei funzionari che furono i fedeli esecutori dei piani antiebraici dirigendo la famigerata “Demorazza”, a guerra finita superarono indenni la benevola e farsesca epurazione, restarono ai loro posti nella burocrazia italiana ed ebbero onori e ricompense dal nuovo Stato repubblicano.

Perché l’ostilità alle identità dei Popoli non fu una prerogativa del fascismo ma una caratteristica endemica e strutturale dell’imperialismo italiano. Che la manifesto’ non solo verso gli ebrei ma già prima contro le popolazioni delle colonie africane. Un genocidio denunciato per tutta la vita dal compianto amico e maestro di studi Angelo del Boca, scomparso di recente.

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