Tornano Genitore 1 e Genitore 2. Mentre regole e ruoli diventano precari

Lettura 5 min

di Fulvio Curioni – “È prevista la reintroduzione della dicitura “genitore 1” e “genitore 2” per garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento Ue in materia di trattamento dei dati personali e per superare le problematiche applicative segnalate dal Garante della privacy». Le parole della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese sono istituzionali, il concetto sostanziale è che nelle carte di identità elettroniche dei ragazzi sotto i 14 anni non ci sarà più la dicitura «madre» e «padre», reintrodotta nel 2019, dall’allora ministro dell’Interno Salvini.

Prima del 2019 c’era sui documenti l’indicazione generica di «genitori», ora si torna a quella formula specificando «genitore 1» e «genitore 2», anche sui documenti, per esempio, per l’iscrizione a scuola. La ministra Lamorgese ha spiegato durante il question Time che «il nuovo schema di decreto ha già ottenuto il concerto dei ministri di Economia e della pubblica amministrazione ed è in attesa del parere del Garante, a seguito del quale sarà sottoposto alla Conferenza Stato-Città».

Il cambio, oltre che per l’adeguamento alla normativa europea è dovuto a quanto rilevato dal Garante della privacy secondo cui scrivere madre e padre comporta «forti criticità, dal punto di vista della protezione dei dati e della tutela dei minori, nei casi in cui i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale non siano riconducibili alla figura materna o paterna». Vale per le famiglie omogenitoriali e per tutti quei casi in cui non ci sono entrambe le figure. Scrivere madre e padre esclude automaticamente i genitori dello stesso sesso che abbiano avuto il riconoscimento dei figli, ma anche qualsiasi altra situazione di famiglia non tradizionale.

L’accostamento a Joker è davvero pessimo. Nella loro negatività certi personaggi affascinano e non vorrei che qualcuno emulasse dei gesti così assurdi”. A dirlo è Ciro Cascone, Procuratore del Tribunale per i minorenni di Milano che commenta il caso dei due minorenni ricoverati all’ospedale di Cernusco sul Naviglio, nel Milanese, per essersi procurati degli sfregi al viso. Per il Procuratore il loro caso è emblematico di come il lockdown possa aver amplificato fragilità preesistenti in alcuni ragazzi e possa portare anche a gesti violenti come la maxi rissa che ha coinvolto un centinaio di ragazzi a Gallarate. Credo come il quadro normativo introdotto dal regolamento Ue da una parte e la mancata matura socialita’ dall’altra, possano interpellarci. Mancanza di genitorialita’ e fragilita’ dei giovani hanno un comune denominatore, la perdita di ruoli e regole.

Per ruoli intendo come un cammino educativo contenga il ruolo genitoriale oggi assente e delle regole di comportamento da insegnare ai giovani, oggi inesistenti. A cio’ si aggiunga l’atomizzazione mista ad un individualismo dell’ego, ampliata da questa pandemia. La politica, quella vera, deve quindi interrogarsi e non dare solo risposte di attuazione normativa bensi’ creare proposte educative rivolte non solo al precario ambito scolastico ma soprattutto al nucleo familiare, attraverso un progetto concreto di governo del territorio, rivolto alle donne ed agli uomini che ambiscano alla conciliazione famiglia e lavoro, attraverso incentivi alle imprese volte ad erogare al loro interno servizi mirati alle persone che ivi lavorano, educativi nel tempo libero e di gioco ai loro figli, economici costituendo spacci e circoli aziendali in grado di consentire loro una qualita’ di vita.

Quindi , non più assistenzialismo generico ed a pioggia, cancro del nostro sistema sociale e causa distruttiva del nostro welfare, ma impiego delle risorse economiche all’interno della nostra regione per promuovere servizi tra loro concatenati ad un progetto di crescita familiare.

Da ultimo , non sottovalutiamo l’impotenza statale a gestire ormai la minoranza di ragazzi italiani nel ciclo di offerta scolastica e formativa pubblica, al contrario delle scuole private, all’interno di classi ormai dominate da presenze extracomunitarie, non tutelando per nulla la nostra identita’ e cultura, ormai in fase di estinzione e non applicando invece l’utilizzo della lingua e delle tradizioni del nostro paese alle future generazioni straniere, un pericolo latente ma ormai ingestibile e dai risvolti negativi del prossimo futuro , il diritto allo studio quindi , anche questo, non risulta garantito nel nostro stato di non diritto.

Servizio Precedente

Protesta Palazzo Lombardia: ristoratori tolgono la parola ad avvocato NoVax

Prossimo Servizio

Anche questa volta la questione settentrionale cacciata a pedate fuori dal Parlamento

Ultime notizie su Cultura