Se proprio l’Università di Bergamo spaccia il milanese come dialetto italo-romanzo

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di Pierluigi Crola – Usque tandem, Carolus Porta, abutere patientia nostra? La frase prende spunto da una frase famosa: (Usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? Fino a quando, Catilina, abuserai della pazienza nostra?).

Queste violente parole, costituiscono il celeberrimo incipit  della prima delle orazioni dette Catilinarie, e la scintilla che provocò l’inizio della sconfitta di Catilina e della sua congiura per rovesciare la repubblica. L’orazione fu pronunciata da Marco Tullio Cicerone di fronte al Senato romano, l’8 novembre del 63 a.C., per denunciare Catilina, il quale si presentò nell’assemblea la stessa mattina in cui dei sicari da lui inviati dovevano uccidere Cicerone. Il senatore, avvertito in tempo del complotto, non permise ai finti emissari di Catilina di entrare nella sua casa e denunciò immediatamente l’accaduto in Senato.

Contrariamente a Catilina, Carlo Porta non è il carnefice, ma la vittima di uno scempio che quotidianamente si fa contro le lingue locali, quando addirittura non vengono ignorate.

Lungi da me fare sfoggio di cultura, ma trattandosi di un Ateneo la citazione è d’obbligo.

Occupandomi di lingue locali da circa 50 anni, mi è arrivato per posta elettronica il seguente avviso:

Il convegno sui dialetti nel paesaggio linguistico si terrà il prossimo giovedì 10 dicembre.
Lo scorso ottobre le ho inviato un messaggio con il quale partecipare tramite Microsoft Teams. 
Se non avesse installato / non volesse installare Microsoft Teams e Office 365 sul suo pc, 
sulla mia pagina unibg ( www.unibg.it/ugov/person/3487 ) trova due link (uno per il mattino, uno per il pomeriggio) per partecipare attraverso un qualsiasi browser. Per comodità, glieli copio di seguito:

Avvisi
Convegno GSPL 2020 – I dialetti italo-romanzi nel paesaggio linguistico 
Bergamo, giovedì 10 dicembre 2020
Link per partecipare agli incontri della mattinata (ore 9.00 – 13.00).
Link per partecipare agli incontri del pomeriggio (ore 14.00 – 19.00).
N.B.: Si apre una finestra con la domanda: Come vuoi accedere alla riunione di teams? Cliccare su Continua in questo browser, per partecipare ***senza installare Microsoft Teams***. 

In allegato, trova invece il programma della giornata. 
Grazie dell’interesse per il Convegno e un cordiale saluto.

Da una parte di fa piacere che persino le Università, e in particolare quella orobica, siano sensibili alle tanto vituperate e perseguitate lingue locali, ma due sono i concetti che me fann rescià i busecch (contorcere le budella), perché denotano una certa ignoranza, doppiamente grave se il messaggio viene da una Università. E tali concetti sono racchiusi in tre parole: dialetti italo-romanzi.

Primo errore: se dialetto è inteso nel senso greco (διαλεγομαι, dialegomai, per i non grecofoni, vuol dire parlo) dialetto è sinonimo di lingua. Molto più frequentemente e molto più comunemente, però, dialetto è usato nel senso di parlata limitata a una zona e per questo è inferiore alla lingua ufficiale, come l’italiano.

Come mai però, se il ladino sellano o dolomitico, parlato da solo 35.000 persone, formato da una serie di varianti a seconda del luogo o della valle (mareo, badiotto, gardenese, ampezzano, fodom, fassano, suddiviso a sua volta in tre: moenat, brach e cazet a seconda della posizione in cui ci si trova nella valle) è considerato lingua, mentre il milanese, ad esempio, parlato, ai tempi d’oro da diverse centinaia di migliaia di persone, è considerato dialetto?

Secondo errore: sempre riferendomi al milanese, lo sanno anche i somari più ciucci che non è una variante locale dell’italiano, e perciò sarà, come il francese, ad esempio, una lingua gallo-romanza e non italo-romanza. Del fatto che il milanese derivi solo in parte dal latino, ma che ha parentele con altre lingue, e non è quindi “un italiano locale di serie B”, esistono numeroso prove fonetiche, grammaticali e lessicali.

Fonetiche:

  • le vocali turbate o “celtiche” che in milanese si scrivono oeu/u, mentre nelle altre lingue lombarde si scrivono: ö/ü, inesistenti in italiano;
  • il suono s’g corrispondente alla j di jour francese, che in italiano non esiste;
  • il suono s’c, che in italiano non esiste, ma, per rendere l’idea corrisponderebbe a un italiano scorretto scentrato, con sdoppiamento fonemico delle due consonanti, pronunciate staccate, mentre in scemo sono pronunciate come un solo fonema (sc); per cui: s’cèna = schiena, mentre scèna = scena.

Grammaticali:

  • in italiano e anche in latino la negazione è anteposta al verbo, in inglese posposta, come in milanese: io NON sono diventa

I am NOT e mì son in milanese;

  • in italiano si usano diversi verbi per indicare differenti azioni, in inglese, come in milanese, lo stesso verbo seguito da preposizioni diverse: così

entrare / uscire diventa go IN / OUT, in milanese andà DENTER/FOEURA;

  • in inglese è frequente pure l’uso di verbi fraseologici (seguiti da preposizione), proprio come in milanese, mentre è praticamente sconosciuto l’uso in italiano: allevare diventa bring UP, in milanese tirà SÙ;
  • un altro “legame” tra la lingua di oltre Manica e il milanese è la traduzione del verbo dovere: I have to go, mì gh’hoo de andà, mentre in italiano non si usa: io ho da andare;
  • sempre parlando del verbo avere, quando lo usiamo nel senso di possedere usiamo aggiungere una parola (GOT in inglese, GHE/GH’ in milanese), che nei tempi composti scompare: I have GOT a book / mì GH’hoo on liber; I have studied / mì hoo studiaa), caratteristica, anche questa, non presente in italiano;
  • a differenza dell’italiano, alla seconda e terza persona singolare in milanese i pronomi raddoppiano: tu mangi / lui (lei) mangia > TÌ TE manget / LÙ EL (LEE LA) mangia;
  • in Padania (Italia del nord) esistono, a differenza che ad altre latitudini, le lingue del : nel caso del soggetto, il pronome io non deriva dal nominativo ego, ma dall’accusativo me, per cui io mangio > mangi.

Lessicali:

  • oltre a parole che derivano dal latino, come incoeu (< IN HOC DIE), abbiamo parole che derivano da altre lingue, come biòtt, nudo che deriva dal gotico blautz e dal longobardo bloz, oppure birla/birlo, trottola, dal tedesco Wirbel e dall’inglese Whirl, vortice; ma ce ne sono molte altre.

E allora, cari miei accademici, siete ancora convinti, che il milanese e altri parlate, non solo padane, siano tutte “dialetti italo-romanzi”?

O tempora, o mores!!!!

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