Se lo Stato italiano pesca in uno Stato estero il capo della task force per l’assistenza sanitaria agli anziani. Arriva Mons. Paglia

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di Luigi Basso – Il Ministero della Salute, con la nota stampa n. 266 del 21 settembre 2020, ha comunicato, urbi et orbi, l’istituzione, con apposito decreto, di una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana presieduta dall’Arcivescovo Vincenzo Paglia.

S.E. Vincenzo Paglia è Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, ruolo che, all’interno del Vaticano (che rimane ancora uno Stato Estero) è paragonabile, si parva licet componere magnis, a quella di un terreno Ministro della Famiglia.

Tale nomina è davvero gravida di conseguenze epocali per almeno tre ordini di motivi, giuridici, storici ed infine politici. Dal punto di vista giuridico la nomina è davvero un unicum che ne documenta l’altissimo valore simbolico e la sua importanza decisiva per capire la nostra epoca.

Un esponente di primo livello della gerarchia di uno Stato Estero è chiamato a presiedere un Ufficio Pubblico di uno Stato confinante; al di là degli aspetti tecnici (c’è chi ha parlato di incompatibilità e/o inopportunità) che a noi non interessano in questa sede, il fatto è assolutamente eclatante: pensate un po’ se il Ministro della Difesa tedesco fosse messo a capo di una task force italiana per la riorganizzazione dell’Esercito; scoppierebbe il finimondo.   

Dal punto di vista storico, non è sfuggito l’alto valore simbolico della data prescelta dalle parti per effettuare la nomina: il 20 settembre 1870, 150 anni fa, lo Stato Pontificio cessava di esistere con l’annessione di Roma al Regno d’Italia. Ebbene, dopo 150 anni esatti, un altissimo esponente della gerarchia vaticana è nominato, con decreto del suo omologo dello Stato italiano, Presidente di una commissione che dovrà sovrintendere alla riforma di un settore fondamentale come quello della sanità pubblica per anziani.

Parlare di nemesi è riduttivo: sembra piuttosto il primo passo (alla luce del sole) di una vera e propria “reconquista” cattolica. Appare evidente che lo Stato Italiano, posto di fronte alla sua grave crisi destinata ineluttabilmente a terminare con la sua disgregazione (secondo la celebre profezia di Miglio tale sbocco sarebbe stato inevitabile, anche se la Lega Nord avesse cessato di esistere) può solo cercare di rallentare la sua dissoluzione appoggiandosi all’ultima istituzione rimasta in piedi con una sua struttura e una sua indiscutibile competenza: la Chiesa Cattolica Romana.

Peraltro, già al momento del crollo dell’Impero Romano, la Chiesa fu chiamata a svolgere un ruolo di supplenza dell’Autorità civile liquefattasi. Oggi, come allora, la Chiesa Cattolica Romana ha una sua struttura capillare sul territorio attraverso le diocesi, i seminari, le scuole private, le case di cura e gli ospedali; oggi, come allora, la Chiesa è in grado di controllare il territorio e dispone di una classe dirigente con un livello di preparazione e cultura superiore a qualunque altra istituzione pubblica o privata.

Insomma, oggi come allora, la Chiesa Cattolica Romana è l’ultimo baluardo per garantire l’ordine e un regolato scambio di rapporti sociali e per evitare l’anarchia derivante dal collasso dello Stato, ormai sotto gli occhi di tutti. Infine, sul piano politico, la nomina – certamente, non è neppure il caso di dirlo, avvenuta col placet del Pontefice – certifica e dimostra in modo definitivo che il Governo Conte è politicamente stabile, poichè con simili appoggi non ha rivali.

Di più, l’incardinamento di un Arcivescovo nella struttura dell’apparato statale, dimostra la convergenza delle traiettorie politiche delle due sponde del Tevere, una comunione di intenti totale e senza precedenti: neppure la Democrazia Cristiana arrivò così vicina alla completa immedesimazione di ruoli tra gerarchia vaticana e gerarchia statale.

Dopo le recenti tensioni USA Vaticano, siamo certi che la notizia della nomina di S.E. Vincenzo Paglia nell’apparato dello Stato Italiano non sarà stata accolta con entusiasmo oltre oceano. Ah, per chiudere con una leggerezza, i sovranisti italici che baciano i rosari, pensando di poter così abbindolare i preti,  non sono pervenuti su questa faccenda: non basteranno i sali a farli riprendere, stavolta.

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