Scuola, al via il 14 settembre. Disinfettati e infelici. Le aule sostituite dagli “ambienti”. I prof dai software

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di Laura Aresi – Quella di Palazzo Chigi sarà ricordata sicuramente come una delle conferenze stampa più teatrali della storia del governo Conte Bis: oggetto, la Nuova Scuola dei Sogni del Ministro Azzolina, pulita, profumata e colorata e calcolata con il righello dell’astuccio del remigino. In cabina di regia, con oltre un’ora di ritardo sull’annuncio sulle rispettive pagine Facebook ufficiali, alle 17:30 sono apparsi in videata di coppia il premier e la titolare del dicastero di viale Trastevere per sfornare le linee guida definitive per la riapertura delle scuole a settembre, giudicate ieri talmente inaccettabili da essere rispedite al mittente con la richiesta di un ripensamento da far pervenire entro ventiquattr’ore, e salvate in corner solo dal fine lavoro diplomatico di Bonaccini, presidente della regione Emilia – Romagna e pure della Conferenza delle Regioni.

Solito estenuante preambolo quello del Presidente del Consiglio, che grondando la sofferenza di aver «dovuto chiudere le scuole» con l’inevitabile understatement del «ci rendiamo conto che non eravamo preparati ad affrontare una didattica a distanza con la massima efficienza e siamo perfettamente consapevoli dei disagi imposti alle famiglie, ma nessuno dubiti della centralità della scuola nei pensieri dell’azione politica di governo», ha enfatizzato sugli stanziamenti per il comparto, ripresi poi dalla ministra sognatrice.

Nel primo punto sostanziale, l’accordo sfornato dalla conferenza stato-regioni odierna stabilisce il rientro in classe degli 8 milioni di studenti italiani per il 14 settembre, data unica proposta dal governo e accettata coralmente pur con diverse riserve dalle regioni in misura compatta data l’eccezionalità della situazione.

«Le linee guida – ha esordito una Lucia Azzolina più infervorata del solito – condivise con tutto il mondo della scuola, sono immediatamente operative: ci sono risorse e le soluzioni quando la scuola è sempre stata oggetto di tagli. E se già il 17 giugno abbiamo riaperto per gli esami di maturità ed è stata un’emozione riportare 500mila studenti a scuola e non è stato facile, perché ci avevano detto che gli esami in presenza non dovevano essere fatti, dal primo di settembre riportiamo in classe gli studenti con le difficoltà accumulate nel percorso; poi dal 14 la scuola aprirà ufficialmente».

Come saranno le scuole a settembre per l’inquilina del dicastero dell’Istruzione? Prima di tutto dovranno esser pulite: «abbiamo investito milioni di euro per comperare prodotti igienizzanti». Dopodiché, imposta la norma del distanziamento fisico l’imposizione del parametro di distanziamento fisico di un metro fra le rime buccali degli alunni e non più di un metro fra i banchi, si dovranno «evitare gli assembramenti e si faranno ingressi scaglionati: faremo formazione del personale scolastico assieme alla protezione civile, nell’ottica di comportamenti responsabili su cui si alimenterà la comunicazione».

Uno dei punti cardine della protesta delle regioni era stato l’abbandono dei presidi a se stessi nel classico stile scaricabarile all’italiana: ma sulla necessità di incrementare gli spazi per una scuola che riapre in regime di dittatura sanitaria l’asso nella manica sarebbe un avveniristico sotfware che sta raccontando, minuto dopo minuto, al Ministero «quanti metri quadri abbiamo nelle classi, nelle sale docenti, nelle palestre… negli spazi scolastici tutti».

Ad oggi i dati forniti dagli enti locali sarebbero circa il 76% sul totale, sapendo che ad oggi si hanno circa il 15% degli studenti che non possono fare lezione fisicamente dagli edifici scolastici per le restrizioni vigenti». La soluzione andrebbe ricercata negli interventi di edilizia scolastica leggera e in quei 3000 edifici scolastici dismessi negli anni scorsi per la denatalità e che secondo Azzolina si possono e si devono recuperare secondo un elenco già parzialmente definito.

«La scuola però deve essere nuova, più aperta e più inclusiva. Gli studenti mi dicono di voler studiare nei teatri, negli archivi, nei musei. E poi si dovranno portare i bambini al parco. Ma abbiamo bisogno anche di più organico: possiamo assumere fino a 50mila fra docenti e personale ATA a tempo determinato in più rispetto al normale organico di fatto e di diritto che non è stato tagliato malgrado la denatalità». Altre assunzioni e investimenti verranno fatti «su migliaia di posti dati a concorso». Dulcis in fundo, il contentino degli stipendi dei docenti che «cresceranno tra gli 80 e i 100 euro in più, il minimo che gli si può dare» ammette imbarazzata Azzolina, ricordando che i professori italiani sono i più miseramente pagati di tutt’Europa.

Una scuola “moderna”, insomma, legata agli ambienti di apprendimento e non più alle aule classicamente intese, con una flessibilità degli orari da rimpallarsi ai singoli istituti – «ma non doppi turni e nemmeno classi sdoppiate»: per contrastare la dispersione scolastica, fra le più alte d’Europa, «il numero degli studenti per classe deve diminuire da settembre».

E una promessa solenne: «Dal primo di luglio inizierò a girare gli uffici scolastici regionali e scuola per scuola e andremo a monitorare e ad aiutare i dirigenti scolastici». Infine, sul fronte elezioni, «c’è un confronto in corso con gli enti locali che decideranno col ministro degli interni sugli eventuali locali alternativi che potranno essere utilizzati per votare». Nessun accenno a mascherine o separé di plexiglas, benché le prime siano paventate nel documento ufficiale solo eventualmente dopo la riconsiderazione dello stato epidemiologico ad agosto.


Confessiamo: alla fine ci si chiede se la cara, vecchia scuola, che avrà avuto molti difetti ma che almeno era già più o meno quel reale “ascensore sociale per i ragazzini meno abbienti”, “presidio di democrazia”, “riferimento del quartiere” eccetera eccetera vagheggiato da un’Alice Cascherina scivolata in un ministero troppo grande per lei, fosse veramente da sopprimere per un bel castello di sogni personali esternato in diretta Facebook. Chissà cosa ne penserebbe il maestro Rodari di una scuola talmente fantastica da parere solo un grande, grandissimo castello di parole.

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