Schiavi di Bruxelles o schiavi di Roma. Chi sono gli alleati dell’autonomia?

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di Luigi Basso – Un tema che gli autonomisti debbono prima o poi affrontare apertamente è quello dei loro rapporti con la UE.
È corretto, ma soprattutto giustificato, guardare a Bruxelles come a un soggetto “alleato” nella battaglia di emancipazione dagli Stati Centrali ottocenteschi?
Catalani e scozzesi, per esempio, non hanno dubbi.
Ma dopo anni di politica filo europeista (intesa come adesione alle politiche UE) la scarsità di risultati ottenuti dagli autonomisti di Barcellona ed Edimburgo è sotto gli occhi di tutti.
Intendiamoci, non che in questi anni Scozzesi e Catalani non abbiano compiuto passi avanti verso l’auto governo e verso il riconoscimento storico della loro “soggettività politica”.


Tuttavia è innegabile che questi risultati sono stati ottenuti solo con le loro forze, senza che Bruxelles abbia fatto granché.
Anzi: in questi anni Bruxelles ha sostenuto molto più gli Stati Centrali rispetto alle periferie.
Anche in Italia, la UE ha certamente frenato gli eccessi delle politiche di assistenzialismo vergognoso verso il Sud, ma dopo 20 anni di euro, anche al Nord ci si inizia a rendere conto che i vantaggi di tali interventi correttivi (si pensi, per citarne uno, al divieto di salvataggi statali) sono stati ampiamente risucchiati e annullati dai sacrifici imposti dall’eurocrazia ai popoli del Nord Italia, per esempio imponendo protocolli burocratici asfissianti e diretti solo ad eliminare la piccola e media impresa, spina dorsale del Nord.

In sintesi, la domanda è: il sostegno autonomista a Bruxelles in chiave anti statalista, è davvero redditizio e vantaggioso per le istanze di autodeterminazione dei popoli europei?
Si fa largo l’idea che gli autonomisti, di questo passo, finiranno solo col cambiare padrone (Bruxelles invece di Madrid o Roma o Londra).
Lottare per la libertà e finire per cambiare chi tiene in mano il bastone non è molto intelligente.

I risultati ottenuti dal Trattato di Maastricht del 1992 ad oggi non sono certo esaltanti.
D’altra parte, ad abundatiam, non si può dimenticare che l’identitarismo non sembra conciliarsi molto con il minestrone culturale di certe elites europee.

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