Quando Draghi disse: Andreotti mi riceveva sempre

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Gli incontri in veste di direttore generale del Tesoro “Andreotti me li concedeva senza batter ciglio, perché c’era quest’entente con Carli (l’allora ministro del Tesoro, ndr), il quale teneva molto che io ogni volta andassi, informassi il presidente del Consiglio, gli dicessi anche che occorreva muoversi su tanti fronti, soprattutto sul fronte previdenziale, pensionistico, della spesa corrente. La situazione di partenza era spaventosa. Noi stavamo viaggiando verso un rapporto deficit/Pil dell’11 per cento”.

Così Mario Draghi, rievocando il difficile anno del 1992 per l’economia italiana, nella sua intervista che concesse a Federico Carli, presidente dell’Associazione di cultura economica Guido Carli, presente nel libro “La figura e l’opera di Guido Carli”, pubblicato nel 2014 ed i cui stralci vengono pubblicati oggi da La Verità.

“Tenete presente che il prestigio di Carli nell’Ecofin era molto alto – ricorda Draghi -. Carli era ricordato per il ruolo che aveva avuto negli anni Settanta, negli anni Sessanta, e prima ancora come presidente dell’Unione europea dei pagamenti”, “il suo prestigio era tale che veniva considerato sempre più come l’ultima spiaggia per l’Italia. Quel governo veniva visto dal resto d’Europa come animato da due figure centrali: Carli da un lato e Andreotti dall’altro, quale rappresentante massimo della Dc europea, al livello di Helmut Kohl. ..”, “se lui teneva così tanto a che io parlassi con il presidente del Consiglio, vuol dire che veramente pensava che il vincolo esterno potesse essere efficace e aiutare il Paese e lo stesso presidente del Consiglio, il quale era molto convinto dell’importanza del processo europeo”.

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