Prosciolti cronisti querelati da Inpgi, respinto maxi risarcimento. Galimberti (Odg): “Atto intimidatorio da chi sostiene di difenderci”

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Notizia corretta, continente, pertinente: in una parola, informazione dovuta. Pertanto cronisti assolti e querelante, che in sede civile reclamava 75.000 euro, condannato alle spese. Sarebbe la storia di una delle tante querele temerarie a lieto fine, per le quali il sindacato Fnsi protesta spesso, se non fosse che questa volta a promuovere l’azione civile contro i cronisti di giudiziaria Frank Cimini e Manuela D’Alessandro è stata l’Inpgi, la casa previdenziale dei giornalisti italiani di diretta derivazione sindacale.

Oggetto del contendere, un articolo scritto nel marzo 2015 sul blog Giustiziami diretto da Cimini e firmato dalla D’Alessandro, in cui la cronista, all’esito di una scrupolosa cronaca del processo per bancarotta di una finanziaria in cui figurava indagato anche il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese (poi assolto), si chiedeva perché l’Istituto non si fosse ancora costituito parte civile per recuperare gli 8 milioni del danno provocato dagli imputati (alcuni dei quali poi condannati). Tre anni dopo l’Inpgi, nel 2018, presentò il conto ai due cronisti, chiedendo la declaratoria incidentale del reato di diffamazione a mezzo stampa e il risarcimento del danno in via civilistica per 50 mila euro, più 25 di “riparazione pecuniaria.

A fronte di tale azione, denunciata pubblicamente in una conferenza stampa a Palazzo di Giustizia nel giugno del 2018, l’allora presidente dell’Unione nazionale cronisti Alessandro Galimberti (attuale presidente dell’Ordine lombardo), decise di offrire assistenza giudiziaria ai due colleghi attraverso lo studio Vallefuoco di Roma.

Secondo il Tribunale capitolino, la giornalista D’Alessandro è stata pienamente rispettosa dei criteri elaborati dalla giurisprudenza quali la verità oggettiva del fatto, la pertinenza e la continenza espressiva perché le attività giudiziarie raccontate si sono effettivamente svolte in sede di prima udienza e su quei fatti sussiste l’interesse pubblico all’informazione, stante il forte impatto mediatico, tanto da coinvolgere la Presidenza del consiglio e il Ministero dell’Economia. “L’Inpgi, ‘casa dei giornalisti italiani’, come piace autodefinirsi ai suoi rappresentanti – ha commentato in una nota il presidente dell’Ordine lombardo Alessandro Galimberti – ha tenuto per quattro anni due bravi e onesti colleghi in ostaggio di un processo che non doveva farsi e che smentisce in un colpo solo tutta la retorica sindacale sulla difesa dei cronisti e della loro indipendenza. In realtà i fatti dimostrano che questi rappresentanti della categoria aspirano solo ad avere una stampa allineata, e silente quando è richiesto”

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