Prof e cattedre, il solito casino italiano barocco e burocratico

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di Giovanni Cominelli – Come risulta dalle cronache politiche, i Ministri economici li avrebbero nominati Mattarella-Draghi, gli altri sarebbero stati scelti dai partiti. Questo è certamente il caso del Ministero della Pubblica istruzione. Le logiche dei partiti, anche quando sono al governo, sono elementari: usare dei posti di governo per conquistare consensi e voti. E per risolvere i problemi? Certo, ma dentro il vincolo del consenso. E se le due intenzioni confliggono, prevale il prima.
Applicate questo criterio di giudizio all’articolo n. 59 del Decreto-Sostegni del 25 maggio 2021, n. 73. Il Decreto definisce le “Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali” e troverete confermata questa diagnosi, così grezza da sembrare qualunquistico-populista, ma così incontrovertibile.

L’art. 59 contiene “misure straordinarie per la tempestiva nomina dei docenti di posto comune e di sostegno e semplificazione delle procedure concorsuali del personale docente”. Si tratta, in vista dell’anno scolastico 2021/22, di riempire i vuoti aperti nella fanteria scolastica, in parte dovuti al pensionamento, in parte all’incompletezza multidecennale dei ranghi, da sempre riempiti casualmente e precariamente da reclute avventizie, ma non perciò giovanissime, se l’età media arriva ai 42 anni!
Non è consigliabile riprendere qui il testo, perché si tratta di un labirinto di rimandi a Decreti e a commi precedenti di articoli di altri Decreti, la cui intenzione evidente è spargere folate di nebbia autunnale.
Comunque, l’art. 59 avrà bisogno di ben 9 Decreti attuativi per definire i nuovi bandi, a partire dal concorso veloce per le materie scientifiche Stem e dal concorso per i posti a tempo determinato per le supplenze. Secondo cifre oscillanti, mancano nell’organico degli 800 mila docenti circa 75/80 mila. Come si recuperano? Al momento sono aperti tre concorsi: quello straordinario, riservato a docenti della scuola secondaria che abbiano almeno tre anni di servizio, destinato a coprire 32 mila posti in 4 anni; quello ordinario per infanzia e primaria per 13.000 posti; quello ordinario per la secondaria per 33 mila posti.
Occorre, tuttavia, un reclutamento più massiccio e più rapido. All’inizio del nuovo anno mancano pochi mesi, sempre che l’articolo 58 venga specificato da un Decreto attuativo, che sciolga l’ambiguità di fondo: anticipare l’inizio o posticiparlo?

L’art. 59, a questo punto, attinge, per il reclutamento, alle GPS, che, a dispetto dell’omonimia, non sono il Global Positioning System, che ci guida per le stradine dei borghi turistici, ma più semplicemente, le Graduatorie Per Supplenti, riconcepite dalla Ministra Azzolina nell’estate del 2020. E’ necessario qui ricordare che le GPS sono divise in tre fasce.
Nella prima si collocano i docenti in possesso della specializzazione per le attività di sostegno agli alunni disabili già inseriti nelle GAE, le graduatorie a esaurimento.
Nella seconda stanno i docenti in possesso della specializzazione per le attività di sostegno agli alunni disabili, già inseriti nella prima fascia delle GPS, in virtù del possesso del titolo di specializzazione.
Nella terza fascia, stanno i docenti privi del diploma di specializzazione, ma con servizio specifico prestato per almeno 3 anni su posto di sostegno e già inseriti in seconda fascia delle GPS.
Per chi si trova nelle GPS di prima fascia, perché ha maturato almeno 36 mesi di servizio come supplente, si prevede l’assunzione per un anno con contratto a tempo determinato, che diventerebbe anche un anno di prova e di formazione, con prova finale disciplinare, con commissione esterna.
Il guaio è che questo metodo GPS porterebbe all’assunzione di soli 18 mila insegnanti.

A questo punto sindacati e forze propongono: a) l’estensione delle assunzioni in ruolo alla seconda fascia delle GPS e, se necessario e possibile, anche alla prima fascia; b) la sostituzione della prova disciplinare a conclusione del percorso di formazione, prevista dall’art. 59, con un test che valuti la preparazione didattico-metodologica; c) la cancellazione del divieto per i bocciati al concorso ordinario di partecipare a quello successivo.
Il meccanismo di scorrimento che si prospetta è il seguente: chi è in prima fascia passa di ruolo, dopo un anno, chi è in seconda fascia passa in prima fascia, chi è in terza fascia scala in seconda e poi in prima e poi in ruolo. In sei anni todos caballeros.
E così torniamo, di fatto, al “doppio canale”, istituito dalla legge 417 del 27 dicembre 1989, Ministro Sergio Mattarella, che, preso atto dell’impossibilità di regolare gli accessi ai ruoli con il solo strumento del concorso, istituiva una via riservata (il 50% dei posti) per coloro che avevano maturato un’esperienza come supplenti.
Alla base di questa cattedrale barocco-burocratica, edificata lungo i decenni come monumento aere perennius all’inefficienza amministrativa-sindacale-politica, resta la tragedia della scuola italiana.
Poiché ” la scuola è i suoi insegnanti”, si profila o, per peggio dire, si accentua un processo di degrado della qualità professionale dei docenti, assunti sempre di più in base alla “metodologia dell’inverificabile”. Nessuno verifica più nessuno. Così l’istituzione scolastica si conferma sempre di più come una struttura dissipativa del capitale umano delle sempre più scarse generazioni giovani. La scuola dell’entropia.

E’ possibile un’altra strada?
E’ stata indicata più volte da molti e qui si può solo ostinatamente riproporre. Poiché, da quando siamo entrati nel regime della scuola di massa, con l’istituzione della Scuola media unica nel 1963, l’amministrazione statal-ministeriale si è dimostrata del tutto incapace di operare il reclutamento qualitativo e quantitativo del personale docente; poiché il precariato è una creazione specifica del centralismo ministeriale… é ora di prendere atto che la via ministeriale è bloccata. La formazione e l’assunzione dei docenti le devono fare le scuole autonome, singole o consorziate in reti. Quanto allo Stato, deve solo istituire un severo sistema di valutazione esterna delle scuole.

Per gentile concessione dell’autore tratto da Santalessandro.org

GIOVANNI COMINELLI

Giovanni Cominelli laureato in filosofia con Enzo Paci. Consigliere comunale a Milano nel 1980 per il Pdup, consigliere regionale dal 1981 al 1990 per il Pci. Dal 1985 al 2000 responsabile scuola del Pci-Pds-Ds in Lombardia e membro della Commissione nazionale scuola. Membro del Gruppo di lavoro per la valutazione, istituito nel 2001 dal ministro Moratti, fino al 2004. Dal 2002 al 2004 membro del Comitato tecnico scientifico dell’Invalsi, poi consulente per la comunicazione fino al 2005. Dal 2003 al 2005 ha organizzato la manifestazione Job&Orienta dedicata all’istruzione. Membro del Cda dell’Indire dal 2005 al 2006, è stato responsabile delle politiche educative della Cdo dal 2005 al 2007 e della Fondazione per la Sussidiarietà fino al luglio 2010. Ricercatore presso il Cisem nel 2010. Collabora a Nuova secondaria. Ha scritto di politiche educative sul Riformista, Tempi, Il Foglio, Avvenire, Il Sole 24 Ore e i libri La caduta del vento leggero (2007) e La scuola è finita… forse (2009).

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