Oltre Trump e Biden – Quella dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti: libertà e federalismo!

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di ALBERTO MOIOLI – Sono convinto che sia attraverso lo studio e l’analisi dei grandi pensatori del passato che si possa comprendere ed intuire quale sia la direzione di pensiero da intrapredere per poter scegliere i giusti passi verso un futuro sempre migliore. Thomas Jefferson è n uomo di questi. Jefferson è stato tradito dal successo di un grande momento della sua vita che ne ha oscurato tutta una vita rivolta verso l’alba della libertà.
L’uomo infatti è conosciuto da tutti come l’autore materiale della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Thomas Jefferson in effetti è stato il Padre della Dichiarazione d’indipendenza e anche il terzo autorevole Presidente degli Stati Uniti, ma oltre a ciò ha il grande merito di aver pensato e agito sempre da uomo veramente libero e dedito alla causa di libertà e Federalismo.

L’unione tra questi due termini, libertà e federalismo sono stati affiancati voluta-mente per ricordare due argomenti di cui Jefferson ha lasciato grandi insegnamenti. Di questo personaggio straordinario è indispensabile a parer mio la lettura di Federalismo e Democrazia, ripubblicato in una speciale serie de “I classici del pensiero liberale”. Luigi Marco Bassani ha scritto molto e bene di Thomas Jefferson nel volume Il pensiero politico di Thomas Jefferson, Libertà, proprietà e autogoverno. Il terzo presidente degli Stati Uniti ha lasciato un indelebile segno nell’identità degli americani nonostante sia stato molto spesso citato a sproposito ed erroneamente. Come accade sempre più di frequente la citazione dotta viene utilizzata in modo errato naturalizzandone il contenuto e strumentalizzandone il significato. L’esempio lampante è citato da Bassani nell’introduzione di Federalismo e Democrazia .

Il periodo della massima espressione del NewDeal americano venne definitivamente spazzata via la politica del lasseiz-faire in favore dello statalismo e degli interventi governativi a pioggia, che si impossessò di ogni ramo civile al fine di poterne controllare ogni evoluzione, la figura di Jefferson venne strumentalizzata fino a stravolgerne i contenuti. Virginiano di nascita, Jeffreson anche da presidente degli Stati Uniti interpretò questo importante incarico a suo modo, intendendo l’America come una Repubblica delle repubbliche in modo as-solutamente diametralmente opposto all’attuale “idea d’Europa” dei nostri politicanti. L’idea di Jefferson altro non era che l’applicazione delle regole della democrazia attraverso l’applicazione seria e rigorosa del Federalismo sia geografico che fiscale. L’America dei popoli può così ora vantarsi di aver avuto un presidente come Thomas Jefferson . «Se questo grande Paese non fosse già diviso in Stati, sarebbe bene attuarne comunque una divisione di tal fatto, permettendo così a ciascuno di fare per sé quello che lo riguarda direttamente e di farlo molto meglio di un’autorità distante».

Questo il pensiero di Thomas Jefferson, un presidente neanche paragonabile alle mummie europee di questi anni. Thomas Jefferson, un uomo libero. Direttamente dalla Dichiarazione d’Indipendenza estraggo questi versi.

«… Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati eguali e che il loro Creatore ha concesso loro alcuni diritti inalienabili, fra i quali vi sono la vita la libertà e la ricerca della felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati i governi fra gli uomini, governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual-volta una qualsiasi forma di governo tenda a negare tali finalità, è diritto del popolo modificarla o abolirla e crearne una nuova, fondandola su quegli stessi principi e ordinando i suoi poteri nel modo che gli sembri più idoneo a garantire sicurezza e felicità…” (4 luglio 1776).

(da il settimanale Il Federalismo, direttore Stefania Piazzo)

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