Oltre le parole del Primo Maggio. La”Voce del padrone” è quella di Franco Battiato

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di Marco Belicchi – La bandiera che il cantautore siciliano ha srotolato 40 anni fa, e che dall’estate “mondiale” del 1982 si è distesa al vento della popolarità e del successo di pubblico continua ancora oggi a riscaldare orecchie e cuori di chi ha seguito Franco Battiato da allora fino ad oggi.

In quell’estate, i ragazzini acquistavano dai primi venditori ambulanti una musicassetta a nastro, magari dalla copertina un po’ sbiadita (preistoria….. rispetto all’evanescente Spotify…….) il cui titolo “La voce del padrone” diceva poco o nulla mentre l’attrazione erano i titoli più gettonati in quell’estate dai juke-box che ancora popolavano i bar: Cuccurucucu’, Centro di gravità permanente, Bandiera bianca. Chi cantava, con codino, occhiali da sole e megafono, era un giovane (… in realtà Battiato aveva già compiuto 36 anni!) fino ad allora ben poco conosciuto.

Ma quell’album, da maggio ad ottobre 1982, resterà al primo posto delle classifiche di vendita per 18 settimane e risulterà il primo album italiano a superare il milione di copie vendute, senza tanti proclami ….

Più che dal significato profondo dei testi e dalle citazioni all’epoca l’elemento di traino erano i ritmi e le melodie decisamente orecchiabili, anche se i testi erano veramente incomprensibili per dei ragazzini, se non per coglierne le immagini più semplici e paradossali.

Erano gli anni in cui ci si trovava a casa con gli amici a creare musicassette personalizzate registrando sulle cassette a nastro dai dischi in vinile brani di diversi autori: in questo modo la musica circolava liberamente condividendo le spese di acquisto presso i mitici negozi di dischi, veri luoghi di culto, spesso frequentati anche dai DJ, presso i quali si attendevano pazientemente le uscite dei nuovi LP.

La voce del padrone è stato solo l’inizio: da quelle cassette credo siano stati in molti a seguire i dischi successivi e, contemporaneamente, qualche anno più tardi, recuperare con grande curiosità i due dischi precedenti: L’era del cinghiale bianco (del 1979, che segnava l’uscita di Battiato dal periodo sperimentale) e Patriots (1980) che all’epoca passarono quasi inosservati al grande pubblico che non mostrò particolare gradimento. Due album decisamente meno famosi ma ugualmente bellissimi, frutto di una precisa evoluzione che darà luogo alla composizione del più famoso LP.

In tanti siamo cresciuti avendo la musica di Franco Battiato come una specie di colonna sonora della propria vita. Ma perché quel disco è rimasto nelle nostre vite, negli anni, con una freschezza inossidabile?

E’ entrato nelle orecchie inizialmente attraverso un connubio perfetto di armonia e ritmica molto accattivante, con sonorità ed “effetti” decisamente nuovi, l’immagine semplicemente enigmatica in bianco e nero di “codino, occhiali da sole e megafono”. E poi i testi volutamente ermetici, evocativi ed irriverenti, se non spensieratamente e (solo apparentemente) paradossali. Un album ora definito da molti come “perfetto”, sicuramente frutto di un autore e musicista “visionario”, affiancato nella cura delle armonie, ma curiosamente anche nei testi, dal violinista Giusto Pio, musicista classico in grado di guidare il cantautore verso un approccio più metodico e rigoroso alla composizione musicale.

Dalle orecchie al cuore, la musica come veicolo delle parole, sedimentate nel corso degli anni: … ecco che le immagini icnografiche di “… pronipoti di sua maestà il denaro…” e di “… squallide figure che attraversano il paese ….” nella misera vita degli abusi di potere rimangono lì, sospese, senza tempo, con i Minima moralia (Meditazioni della vita offesa di T. Adorno) che si confermano “minima immoralia”.

Le immondizie musicali, purtroppo, ci sommergono forse più oggi che nei mitici anni ’80 in cui i cortili evocati in Segnali di vita, mostravano una vita vera, compreso quel “… bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni …” che ha caratterizzato l’intera vita di Battiato e che è sempre suonato come un invito ad uscire dagli schemi imposti e dalle false personalità (lascia tutto e seguiti…… canterà quasi venti anni dopo!).

L’elegante, poetica e raffinata descrizione del volo, ascoltando Gli uccelli richiama l’ascoltatore a cogliere quanto “cambiano le prospettive al mondo”….. attraverso ……… ”traiettorie impercettibili” disegnate nell’azzurro del cielo da semplici creature alate con “voli imprevedibili ed ascese velocissime”.

Se Cuccurucucù nasce come un fonema evocativo il testo ricorda gli anni della giovinezza e del liceo, con la relativa spensieratezza, passione per la musica e le citazioni di canzoni della propria adolescenza. Un racconto per immagini, sentimenti ed eventi, inquadrato in precisi contesti storici, trascinato da un ritmo perfetto, con basso (Paolo Donnarumma) e batteria talmente perfetta da sembrare una “drum machine” (ma era Alfredo Golino), che si chiude con una sequela di citazioni musicali, sullo sfondo corale dei Madrigalisti e con i vocalizzi in sottofondo da molti attribuiti a Giuni Russo.

Il disco si chiude con Sentimiento nuevo, un inno all’amore fisico, disseminato di immagini erotiche ed enigmatiche (lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco …..), ma sempre colte e raffinate, in uno schema preciso in cui le “strane inibizioni”, alternandosi agli elementi attrattivi dell’amore, la voce “… del coro Ulisse” e la pelle “… oasi nel deserto”, ci ricordano come sia “bellissimo perdersi in questo incantesimo”.

Oggi sul web troviamo alcune testimonianze ed interviste, particolarmente interessanti, dei più stretti collaboratori di Battiato negli anni ’80 che analizzano con passione ed entusiasmo come nacque questo disco in tutte le sue componenti.

Partendo dalla copertina, il grafico Francesco Messina ricorda che Franco si occupava direttamente della sua identità visiva, senza filtri intermedi, …. il passaggio a “codino ed occhiali da sole” per via del “sintomatico mistero” e i sandali, rigorosamente con i calzini, era esattamente come si vestiva lui tutti i giorni!

L’album, scritto nel 1981 (anno in cui Alice vinse il Festiva di Sanremo con Per Elisa, canzone composta con Battiato e Giusto Pio) è stato registrato presso lo studio di Alberto Radius, a Milano, come i due dischi precedenti (L’era del cinghiale bianco e Patriots); in un’intervista Alice descrive così quel periodo: “Era uno studio piccolissimo costruito nello scantinato della casa di Alberto, quindi molto casereccio. Ma c’era un’atmosfera piacevole, non ti faceva impressione come i grandi studi, si stava bene e credo si senta nelle produzioni che abbiamo realizzato. Poi con Franco quando registravamo al massimo si facevano tre take, non stavamo mai a fare e rifare, mi ha sempre insegnato a privilegiare l’intensità, l’intenzione, il sentimento con cui si canta a scapito di qualche minima imperfezione.

Pino “Pinaxa” Pischetola, ingegnere del suolo e storico collaboratore del cantautore siciliano, succeduto ad Enzo “Titti” Denna che curò il suono di tutti gli album più famosi degli anni ’80, entra nel dettaglio musicale e strumentale de La voce del padrone: tastiere che si incastrano con chitarre e bassi, contrappunti di sassofoni, archi, che presi singolarmente non dicono nulla, poi invece presi nel loro insieme … si incastrano con tutto il resto, compresi suoni stranissimi (tipo arpeggiatori). Tutti gli strumenti in questo album sono messi “al servizio della musica”, creando l’armonia che è quello “che fa la differenza”, anche quando di tratta di “noise di sintetizzatori” o arpeggiatori che creano l’effetto di mare (Summer on a solitary beach).

E che dire di un vocalità quasi dimessa, di parole “cantate molto piano”, che era un pò la caratteristica di Battiato in tanti brani, in un mondo attuale in cui un modo di cantare sempre più sguaiato (promosso e sdoganato dai talent …) ha invaso il mercato della musica commerciale contemporanea. Una certa “musica contemporanea” che, oggi come allora, “… mi butta giù …”, usando le parole stesse contenute in Up Patriots to Arms.

Per non parlare, poi, della scomposizione di più voci …. registrate e sovrapposte con grande precisione, che creavano all’ascolto un effetto di “armonizer” ….e senza che fosse stato ancora inventato l’auto-tune!!!

Pischetola, insieme ad Alberto Radius, ci guida nell’analisi delle tracce sonore di Cuccurucucù ad individuare dettagli ben difficilmente riconoscibili al comune ascoltatore: la particolarità della ritmica risiede nel fatto che, sotto tutto il brano, sono stati inseriti una serie di “tom” dell’808, sempre fissi, che se li togli cambierebbe completamente l’impostazione ritmica. Il TR-808 Rhythm Composer della Roland era uno strumento analogico pensato per i musicisti che volevano comporre la ritmica in modo semplice e veloce: la tecnologia impiegata non creava suoni di batteria “tradizionali” o “realistici“, bensì una nuova sonorità che la rese poi nel tempo inimitabile, come il suono di mani (le cosiddette “clap”) che troviamo per la prima volta in Centro di gravità permanente.

Così come l’utilizzo di voci liriche in Cuccuruccucu’, quelle femminili all’inizio ed il coro maschile alla fine (I madrigalisti di Milano) sono elementi del tutto nuovi per la musica “leggera” di allora.

Il concetto è fraintendibile, e cambia secondo le mode, il suono attraversa i secoli, il sentimento è eterno”, queste le parole con cui Battiato chiude un’intervista con Mino D’Amato a Domenica in nell’ormai lontano 1985 e ci propone una sintesi, senza compromessi, del suo intero percorso artistico.

Nella foto gentilmente fornita dall’autore: 1981 Milano. Studio Radius di via Capolago. Battiato con Giusto Pio, al mixer Enzo “Titti” Denna e un curioso.(Foto inedita di A.Gimigliano)

[sito web: https://www.spettakolo.it/2021/03/13/la-voce-del-padrone-compie-40-anni-lalbum-capolavoro-di-battiato-torna-in-circolazione/ ]

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