Olivetti federalista e pioniere. Un libro riapre la sua storia: fu assassinato?

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di Roberto Gremmo – Nell’anniversario della morte di Adriano Olivetti arriva anche in Italia edito da Rizzoli un libro bomba della scrittrice americana Meryle Secrest, convinta che l’improvviso decesso dell’imprenditore di Ivrea fosse stata provocato da forze oscure a lui ostili, decise ad impedirgli con ogni mezzo di realizzare il primo personal computer della storia, prima degli americani. Ricorrendo al delitto politico.

Insomma, Olivetti assassinato il 27 febbraio 1960, come accadrà due anni dopo ad Enrico Mattei, bestia nera delle grandi società petrolifere americane.La tesi della Secrest e’ sconvolgente e dirompente, ma viene avanzata con una documentazione che la rende credibile.

E’ certo comunque che Olivetti fu per tutta la vita un personaggio fuori norma, sempre controcorrente sia nell’organizzazione del lavoro nelle sue aziende che nel proporre modelli urbanistici e sociali innovatori. Soprattutto fu un federalista convinto, in anni in cui in Italia dettava legge il centralismo burocratico e statalista, sostenuto in vario modo da democristiani e togliattiani.

Già nell’opera d’esordio, “L’ordine politico delle Comunità” scritto in Svizzera durante la guerra, Olivetti sosteneva la necessità di creare nuove forme di rappresentanza politica e di organizzazione sociale basate su comunità umane che fossero espressione di unità geografiche tradizionali, ad imitazione dei liberi Cantoni elvetici.

Su queste basi programmatiche, doveva poi fondare un proprio Partito, la “Comunità” che doveva ricevere molti consensi solo nel Canavese, dando subito fastidio ai grossi partiti, perché rappresentava un’alternativa politica autenticamente democratica.Certo, come politico, Olivetti commise molti errori, primo fra tutti quello di esportare il suo movimento nel Meridione, andando incontro ad un bruciante fallimento a Matera. Miopi ed errate furono anche la sua intrusione nel Partito dei Contadini e l’ostilità verso il Movimento Autonomista Piemontese, ma comunque la sua adesione alle tesi federaliste non venne mai meno. 

Ancora nel 1952 nella dichiarazione politica di “Comunità” Olivetti sosteneva che “lo stato comunitario, fondato sulla integrazione armonica delle forze del lavoro e della cultura con quelle della democrazia, su una proprietà socializzata e radicata agli Enti territoriali autonomi (le Comunità), insisterà sulla tradizionale separazione dei poteri e sul principio di un nuovo integrale federalismo interno, inteso nel senso di autonomie tra periferia e centro”.
Profetici progetti. Rimasti purtroppo sulla carta.

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