Non c’è solo il Covid. Inquinamento: l’India è peggio della Cina

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di Marcus Dardi – Un po’ per distrazione, un po’ per politica e un po’ perché l’infodemia è monotonale sull’emergenza sanitaria covid, la gravissima responsabilità climatica del sub-continente indiano, e di altri Paesi asiatici, viene quasi ignorata.

Le fredde, imparziali, crude e amare statistiche ci dicono che quest’anno in India il 18% dei decessi è avvenuto per problemi respiratori a causa dell’inquinamento atmosferico, uccidendo 1,7 milioni di persone.

In un anno in cui la polmonite interstiziale è soubrette assoluta del palcoscenico sanitario mondiale, il dato colpisce ancora di più.

Questo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica britannica Lancet che descrive la capitale indiana, New Delhi, come la città più inquinata al mondo.

L’inquinamento atmosferico, banalmente chiamato smog, è responsabile di gravissime malattie come: problemi respiratori, patologie cardiache, disturbi nei neonati, tumori e persino diabete.

Il numero di decessi derivanti dall’inquinamento in India, anno dopo anno, è costantemente in aumento. Visto poi che l’aria non conosce né confini territoriali né politici, il problema è serissimo.

La scienza ci informa inoltre che la polmonite interstiziale colpisce e miete più vittime nelle zone dove l’inquinamento atmosferico è più elevato. In Italia non a caso la Lombardia è la regione più colpita.

Il IQAir, un organismo internazionale con sede a Goldach in Svizzera, che si occupa dal 1963 di monitorare la qualità dell’aria nel mondo, riporta che tra le prime 20 città più inquinate al mondo 14 sono indiane, 4 pakistane e 2 cinesi.

Triste però è notare che se guardiamo questa classifica, fino alla 100ma posizione troviamo tutte città, tranne una in Sud Africa, localizzate nel subcontinente indiano e in Cina.

Analizzando invece un’altra classifica che rileva l’inquinamento totale, cioè non solo quello dell’aria, troviamo al primo posto la città di Onitsha in Nigeria, al secondo Peshawar in Pakistan, al terzo Linfen in Cina, al quarto Chernobyl in Ucraina e al quinto Rawalpindi in Pakistan. Un attenzione va data anche alla posizione nr 9 che è in Russia, a Dzershinsk, dove vi è un gravissimo inquinamento di rifiuti chimici poiché lì, in un recente passato, venivano fabbricate armi chimiche e biologiche.

Anche se le famiglie indiane più ricche di Nuova Delhi installano impianti domestici di atmosfera controllata per respirare bene almeno in casa, il problema resta comunque gravissimo in tutto il mondo.

Ci piacerebbe sentir parlare più spesso, nei telegiornali e nelle notizie web, di seri provvedimenti che i governi prendono per contrastare questo drammatico problema. Le nazioni dovrebbero imporre controlli e leggi ancor più forti dei vari potentati economici, responsabili di generare questo dramma mortale.

Ricordiamoci che per i gravissimi danni dell’inquinamento da particolato non c’è lockdown che tenga.

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