Ma i parassiti nello Stato, come li chiamava Miglio, chi li manderà mai a casa? La burocrazia costa più dell’evasione fiscale

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di Fulvio Curioni – Miglio li appellava come dei “parassiti”, evidenziandone con eleganza il concetto di coloro che nulla producendo, godono di un ristoro e crescono succhiando linfa alla pianta. In effetti nel rapporto dare avere tra lo stato ed il cittadino, nella logica appena descritta, a rimetterci, da un punto di vista strettamente economico, è il cittadino. Una sorta di do ut des alla rovescia, motivato da una comparazione tra il mancato gettito che la pubblica amministrazione subisce a causa del mancato gettito fiscale ed i costi aggiuntivi che gravano su famiglie ed imprese a causa del malfunzionamento del servizio pubblico.

Dai dati del ministero delle finanze, abbiamo una stima di evasione nel paese pari a circa 110 miliardi di euro all’anno. Comunque, desisamente inferiore agli oneri che i cittadini e le imprese subiscono in virtu’ di sprechi, sperperi e di inneficienze presenti nella pubblica amministrazione. Il danno economico in capo ai contribuenti italiani sarebbe di oltre 200 miliardi di euro all’anno.

Un costo economico quindi doppio a quello dell’evasione. Il rigore dell’esame denota quindi come nonostante l’evasione presente, una pubblica amministrazione inefficiente causi ai cittadini ed alle imprese, ingenti danni economici, per nulla notati dalla pubblica opinione che nonostante subisca passivamente e quotidianamente tale disservizio non riesce a reagire e correggerne le storture.

Occorre affermare come nessun alibi giustifichi l’evasione fiscale, sia di piccola o grande entità, peraltro resta improrogabile ridurre sprechi e inefficienze, aumentando invece la produttività e professionalità del lavoro nel pubblico.

Con meno evasione e più produttività nella pubblica amministrazione, potrebbero crearsi le condizioni per rilanciare una base positiva per il paese. Occorre allora riformare il sistema fiscale con meno tasse e meno burocrazia fiscale di adempimenti frammentari ed obsoleti, per creare una ripartenza economica, permettendo ad ogni spesa sia privata che imprenditoriale di dedurre fiscalmente ogni costo diretto ed indiretto sostenuto, rendendo in tal modo credibile una base imponibile tassabile. La rassegna delle principali inefficienze e sprechi presenti nella pubblica amministrazione possono sintetizzarsi nella burocrazia quale costo sostenuto dalle imprese per gestire i rapporti con la pubblica amministrazione pari a 57 miliardi di euro all’anno; i debiti commerciali della pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori quale cattiva pagatrice pari a 53 miliardi di euro; il deficit logistico-strutturale penalizza il nostro sistema economico per 40 miliardi di euro; con una giustizia applicata in minori tempi quale quella tedesca , risparmieremmo 40 miliardi di euro l’anno.

L’eccesso della spesa pubblica abbasserebbe la nostra pressione fiscale alla media europea con un risparmio di 24 miliardi id euro; sprechi e corruzione nella sanità ci costano 24 miliardi di euro; sprechi e inefficienze nel settore dei trasporti pubblici locali ammontano a 13 miliardi di euro. Questi malfunzionamenti, a volte intersecanti tra loro, esprimono comunque il malessere economico e strutturale del nostro sistema paese, senza dubbio da eliminare, in quanto lontano da quanto citato dal professor Miglio nel 1993 , nella sua dichiarazione sul voto di fiducia al Governo Berlusconi, Senato della Repubblica (italiana), XII Legislatura, 7a Seduta, 17 Maggio 1994.

“Per qualche anno i nazionalisti condizioneranno e domineranno la politica estera europea, e quindi anche la politica italiana. Poi naturalmente pagheremo tutti un conto terribile, perché – a parte l’eventualità, che io ho già prospettato in alcuni miei scritti, di un collasso dell’Europa se essa rimarrà fondata sulla base degli Stati nazionali – l’impossibilità, per lo Stato nazionale, di gestire le esigenze e i bisogni del mondo in cui ci stiamo inoltrando, si tradurrà in riforme angosciose, traumatiche, che dovranno essere realizzate “sul tamburo” per cambiare l’assetto dello Stato”.

Un monito ipotizzato nel lontano 94 e che ora assume più che mai il realismo che sta per compiersi, ma pure una sferzata alle persone indipendenti e federali, coscienze politiche che non possono attendere oltre nel compiere quel cambiamento che ancora non resta scritto nella nostra storia attuale, capace di sovvertire il nazionalismo per costruire quel regionalismo federale autentico, del quale la nostra gente ne attende la concretezza.

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