L’antitaliano Giorgio Bocca, 10 anni senza il suo giornalismo ruvido

Lettura 2 min

 E’ stato tra i fondatori insieme a Eugenio Scalfari de ‘La Repubblica’. Ma è stato anche una firma di punta del settimanale L’Espresso per il quale ha curato la rubrica ‘L’antitaliano’. Giornalista di razza, allievo ufficiale degli Alpini all’inizio della Seconda Guerra mondiale, partigiano dopo l’8 settembre del 1943 nella zona della Val Grana come comandante della decima Divisione Giustizia e Libertà. Giorgio Bocca, di cui il 25 dicembre cadono i dieci anni dalla morte, avvenuta il giorno di Natale a Milano del 2011 a 91 anni dopo una breve malattia, è stato un giornalista a tutto tondo. Si potrebbe dire che, in qualche modo, è passato dall’adesione alla Resistenza alle polemiche con il collega Giampaolo Pansa legate all’eredità storica della Resistenza. “La sostanza del giornalismo – raccontò a Fabio Fazio negli studi di ‘Che tempo che fa – è cercare di capire quello che sta succedendo al mondo. E allora scrivi la storia cercando di capire che cosa accade intorno a te. Questo è abbastanza semplice, credo che tutti i giornalisti lo vogliano fare. Poi alcuni si vendono e non lo fanno”. Parole che hanno guidato sempre la mano del giornalista nato a Cuneo il 28 agosto del 1920 e che, nel tempo, si sono trasformate in una sorta di legge non scritta alla quale aderire senza esitazione. Testimone fin da adolescente della realtà che lo ha circondato e che ha raccontato su periodici locali, Bocca ha vissuto il mestiere come una vera e propria vocazione: dopo aver iniziato la sua carriera nella seconda metà degli anni Trenta, alla fine della guerra ha scritto per il giornale ‘Giustizia e Libertà’, venne assunto alla ‘Gazzetta del Popolo’ di Torino per andare poi, nel 1954, a ‘L’Europeo’. 

Ma è sulle colonne de ‘Il Giorno’ che Bocca ha firmato una lunga serie d’inchieste e si è affermato anche come inviato speciale seguendo ad esempio la Guerra dei Sei Giorni. Non solo carta stampata per Bocca: dal 1983 ha condotto una serie di programmi per le reti Fininvest tra cui ‘Prima pagina’, ‘Protagonisti’, ‘200 e dintorni’, ‘Il cittadino e il potere’. E si è dedicato all’attività di scrittore occupandosi di terrorismo e, tra le altre cose, della questione meridionale. Memorabili, a questo proposito, i suoi giudizi senza appello sul Meridione, che gli hanno attirato un vespaio di critiche, argomentati anche nel libro del 1992 ‘L’inferno profondo Sud, male oscuro’. Bocca, d’altra parte, ha espresso giudizi pungenti anche quando ha giudicato la cosiddetta ‘Milano da bere’ degli anni Ottanta o quando ha proposto un parere molto negativo nei confronti dell’ascesa politica di Silvio Berlusconi. Ma non è da meno quando si è prestato a battagliare con Giampaolo Pansa con cui ha condiviso gli anni de ‘Il Giorno’, de ‘La Repubblica’ e de ‘L’Espresso’. Una polemica nata dai libri in cui Pansa rilegge la Resistenza che Bocca ha considerato utili soltanto ad aprire una pagina revisionista che accomunava la Resistenza e il fascismo’. Tanti i libri che Bocca ha pubblicato. Si possono ricordare, per iniziare, ‘Storia dell’Italia partigiana,’ del 1966 e ‘Il terrorismo italiano’ 1970-1978, 1978). Negli anni Novanta ha esercitato una forte critica del mondo economico e politico pubblicando ad esempio ‘Il secolo sbagliato’ (1990) mentre, negli anni successivi, ha scritto ‘L’Italia l’è malada’ (2005), ‘Napoli siamo noi’ (2006), ‘Le mie montagne’ (2006), ‘È la stampa bellezza! La mia avventura nel giornalismo’ (2008), ‘Annus horribilis’ (2010), ‘Fratelli coltelli’ (2010). Nel gennaio 2012 è stato pubblicato postumo il volume ‘Grazie no. Sette idee che non dobbiamo più accettare’, che costituisce una sorta di testamento ideale di Bocca.

Servizio Precedente

Israele ordina 100mila pillole Pfizer antiCovid

Prossimo Servizio

Per i viaggiatori positivi isolamento a proprie spese

Ultime notizie su Cultura