La storica dell’arte Roberta Reali: Recovery plan e beni culturali, ma la cultura che crea lavoro non viene sostenuta?

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di Roberta Reali – I Beni Culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano
Tra le attività più significative da promuoversi nel contesto del territorio italiano, è certamente la tutela del patrimonio archeologico, artistico e architettonico esistente, il cui immenso valore è unico e universalmente riconosciuto.
Se, da un lato, il recupero dei beni mobili e immobili, accompagnato dallo studio e dalla valorizzazione degli stessi, è una necessità per la sopravvivenza dell’identità stessa della nazione, dal punto di vista economico è sempre stato considerato un sicuro investimento per lo stato.
La produzione di posti di lavoro nell’ambito della cultura, costituisce, infatti, una copiosa e stabile fonte d’occupazione per gran parte della popolazione, che potrebbe essere impiegata nella salvaguardia delle
tante ricchezze del paese. In tal modo, sulla base dello studio e della tutela dell’eredità millenaria della penisola, crescerebbero generazioni di professionisti qualificati che potrebbero costituire un investimento
anche dal punto di vista del capitale umano, da impiegare sia in Italia che all’estero.


Le figure professionali richieste per il reperimento, l’analisi, il consolidamento e il restauro dei manufatti, rispondono in realtà ai profili più diversi, che tendono a identificarsi con le arti e i mestieri tradizionali e con le eccellenze culturali nazionali: il geologo, lo speleologo, l’ingegnere, l’architetto, il chimico, il biologo, l’archeologo, il paleontologo, l’antropologo, lo storico dell’arte, gli esperti e restauratori nei veri settori,
quali il lapideo, il fittile, il metallurgico, l’orafo, il ligneo, il gemmologico, il vitreo, il tessile, il pittorico; indispensabili gli artigiani della carta, del cuoio, della pergamena, e pure gli esperti dei nuovi materiali e delle nuove tecnologie applicate all’arte antica cosi come a quella contemporanea; le ditte specializzate in restauro e i laboratori annessi o correlati; i botanici, i giardinieri e i garden designer; gli scenografi, i fotografi i registi, il personale museale addetto alla documentazione, alla gestione, alla conservazione, alla custodia e alla valorizzazione dei beni.


L’inestimabile retaggio culturale italiano è intrinsecamente collegato al patrimonio paesaggistico e al vissuto storico, sociale e urbano della penisola: pensiamo, solo per fare un esempio, ai giardini all’italiana e
agli orti botanici del Rinascimento. Di lì traggono linfa vitale l’indagine sul passato e la progettualità di un pensiero rivolto al futuro: da un territorio antico imbevuto di classicità che va conosciuto approfonditamente e che a sua volta necessita di un milieu intellettuale fecondo e rigoglioso per
alimentare la vita e la prosperità delle sue diverse regioni, incentivando la propria vocazione artistica in ogni settore (compreso quello agricolo) e dandovi espressione sia in ambito nazionale che internazionale.

Percorrendo questa via maestra s’inaugurerebbe così un circolo virtuoso atto a rivitalizzare l’università, le professioni artigiane e l’imprenditoria di settore; la promozione turistico-culturale; le libere professioni legate alla contrattualistica, all’amministrazione, all’editoria, alla cinematografia, alla realtà virtuale; e, più in generale, il più vasto indotto che si produrrebbe con la rigenerazione del paesaggio umano edificato in millenni di storia d’Italia.

Photo by gustavo centurion 


Roberta Reali

Pubblicista dal 1990, già caporedattrice per la cultura del quotidiano Il Corriere di Rovigo (2000-2001), responsabile del blog Art in Italy, ha all’attivo collaborazioni con Fondazione Cini (2010, 2015), Unesco (2004), Comune di Padova (2008) e con varie riviste.
Come storico dell’arte ha pubblicato Pietro Beretta. I ritratti espressionisti (2020), Il Palazzo Camerini-Rusconi-Costato (Apogeo ed. – Accademia dei Concordi, 2019), Gian Paolo Berto. Opere recenti (Minelliana, 2003), Le pitture murali. Edilizia civile a Lendinara e Badia Polesine (Marsilio, 1999). Ha curato le mostre di Pietro Beretta (Venezia 2020), Kandinsky Color Experience (Montecatini 2018), Gian Paolo Berto (Venezia, 2013, Rovigo, 2007, Adria 2003), Le pitture murali (Badia Polesine e Lendinara, 1999).

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