Il virus di Leonida

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di Giuseppe Longhin – “Nonno mi racconti ancora la storia del virus del 2020?”
“Va bene Paolo ma questa è l’ultima volta. Lo sai che non mi piace raccontare questa storia, mi rattrista. Tutto ebbe inizio a dicembre 2019 quando arrivarono notizie che in un paese molto lontano cominciarono a isolare le persone, perché le persone morivano”
“E di cosa morivano nonno?”
“Morivano a causa di un virus che passava di corpo in corpo anche solo con una stretta di mano, un abbraccio o un bacio”
“Morire per un bacio? Ma è impossibile nonno!”
“Questo lo ha pensato anche chi ci amministrava a quel tempo o meglio ha pensato di essere fortunato perché la gente che moriva per un bacio era a 10 mila km di distanza e non si è preoccupato di poter morire anche lui di li a pochi mesi.”
“Vi siete ammalati anche voi?”
“Si Paolo, ci siamo ammalati ma non solo del virus che ha causato tanti morti. Ci siamo ammalati di tante altre cose che nei mesi a seguire hanno causato molti più danni e morti del virus stesso e di cui ancora oggi, passati 30 anni, ne paghiamo le conseguenze”
“Di cosa vi siete ammalati?”
“Di saccenza. La gente sui social cominciò a commentare, poi a dare pareri e infine giudizi, criticava e si sentiva portavoce della verità, sempre e senza possibilità di ribattere perché, altrimenti, ti bloccava. Sai Paolo, bloccare è un po’ come toglierti il saluto e non voler più parlare con te. Capisci? La gente pensava di aver talmente sempre ragione da togliere la possibilità di espressione al prossimo. E più la gente pensava di aver ragione e più si trasformava in persona sola, si isolava e si è isolata a tal punto da perdere gli amici. La supponenza prese il posto dell’umiltà. Cominciammo a perdere la capacità di ascolto tanto da non ascoltare noi stessi. Nella totale solitudine iniziammo a non credere più nemmeno a ciò che pensavamo. Iniziò così il processo inverso, avendo distrutto socialità, dialogo e coscienza, iniziammo a credere alle incoscienti bugie di altri e a smettere di pensare. Passammo dal pensare di essere portatori del Verbo a non avere più verbo. Fu allora che arrivarono quelli che, ancora oggi dopo 30 anni, ci dicono cosa fare, come vestire, dove comprare. Quelli che, dopo 30 anni, sono ancora qui e non ci permettono di decidere.
“Quelli che odi tanto nonno”
“Si Paolo, li odio perché hanno distrutto la Lombardia”
“Cosa è la Lombardia?”
“La Lombardia era la zona dove vivevamo, era grande ed aveva laghi immensi, montagne innevate, sterminate campagne e grandi città. Alla Lombardia mancava solo il mare sai? Era una terra ricca. C’era il turismo, la meccanica, il tessile, l’agricoltura…era la prima in tutto. La gente che ci abitava era brontolona e scontrosa, ma era tanto buona e altruista. Per 50 anni la Lombardia ha aiutato gli altri, dando più di quello che teneva per sé”
“E come l’hanno distrutta nonno se era così forte e potente?”
“Riuscirono a distruggerla distruggendo chi ci abitava. Ci hanno prima fatto sentire un popolo: tutti uniti contro il virus!. Ma in realtà un popolo non lo siamo mai stati. Poco dopo che il virus se ne andò ci rendemmo conto di essere poveri. Non c’era più il turismo, perché le altre genti non venivano più da noi. Non c’erano più la meccanica e il tessile, perché, sbagliando, i lombardi continuarono ad aiutare gli altri e come sempre senza essere aiutati e arrivò il momento che quello che davano era tutto quello che avevano.”
“E come finì nonno?
“Ti ricordi la storia che ti ho raccontato ieri? Quella di Leonida? Ecco finì che non si ebbe la forza di arginare prima il nemico, di sbarrarlo e bloccarlo. Sacrificando qualche uomo certo, ma sapendo di perdere la battaglia per vincere la guerra. Ci chiudemmo in casa e quando uscimmo il mondo era cambiato. Forse fu colpa nostra, forse dei molti Efialte , forse perché non eravamo Spartani o forse, semplicemente per il fatto che non c’era un Leonida a comandarci”.

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