Il Sud si scopre federalista e il Nord unitario. Ma Italia è una e trina…

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di Sergio Bianchini – Zaia si arrabbia con De Luca governatore della Campania che minaccia di chiudere la sua regione se il nord riapre. Sembrerebbe uno sdegno sacrosanto, in realtà Zaia dimentica il suo vecchio credo federalista che prevedeva una forte discrezionalità regionale nel governo dei territori. La invoca per se ma si arrabbia se la invoca De Luca. Certo De Luca è unitarista e quindi non ha attenuanti per il suo regionalismo.

Aprire e chiudere sono diventati ormai termini senza significato dato l’abuso. De Luca in realtà ha parlato di quarantena per i provenienti dalle zone infette e la cosa non mi scandalizza affatto.
Ma anche Fontana che cede alla politica unitarista del governo dicendo che una riapertura modulata azzopperebbe l’Italia dimentica la stessa cosa di Zaia e cioè proprio la fede nell’articolazione federalista dell’Italia.
Ecco la schizofrenia del nord. Ha dentro di sè sia l’anima federalista che quella unitarista e non riesce ancora ad elaborare un programma serio di applicazione nemmeno della costituzione attuale che è già in forte misura federalista.


Il Titolo V introdotto nel 2001 è ignorato sia dal governo che dai governatori del nord.
Figlio del governo Prodi che cercava di opporsi al secessionismo bossiano, il quale votò contro la riforma costituzionale, il titolo quinto può essere una buona base di partenza per il riequilibrio reale delle relazioni nazionali su base federalista. Impariamo a memoria il Titolo V!


Il centrosud non ha mai condiviso davvero il Titolo V ed è ancora ossessionato dalla possibile differenziazione col nord. L’apparato statale è completamente centrosudista ma ha l’ossessione di essere rigettato dal nord di cui in fondo ammira e la prevalenza economica e sociale anche se per certi versi la disprezza. Allo stesso tempo questo potere statale centrosudista non può davvero contrapporsi alla sensibilità centromeridionale su cui appoggia totalmente.

Così si spiega il rapporto di accettazione e perfino complicità aperta col lavoro nero. Ma anche con infinite altre illegalità a partire dalle multe alle occupazioni abusive, al recente funerale di massa, ai furti dentro i supermercati.


Il centrosudismo si allea istintivamente a tutto ciò che al nord è minoritario a cominciare dal sindacato che tramite la CGIL fu uno strumento della strategia comunista a partire dagli anni settanta. Il Partito Comunista, sempre minoritario al nord, fece dell’alleanza per il “riscatto” del sud la sua strategia fondamentale mandando schiere di sindacalisti al sud dopo i moti fascisti di Reggio Calabria e spostando a sinistra in pochissimi anni tutto il meridione. L’arma ovviamente fu l’assistenza economica e l’attacco alla borsa dello stato in funzione nobilmente egualitarista.

Battaglia tipica fu quella contro le gabbie salariali istituite nel 1946 ed abolite del tutto nel 1972 dopo l’autunno caldo. Avevano sorretto benissimo il miracolo economico ma l’unitarismo in gran parte strumentale fu implacabile
La lotta “culturale” contro l’arretratezza, vera o presunta del meridione, ebbe meno successo. Dico vera o presunta perché le classi dirigenti non possono impunemente differenziarsi troppo dal livello reale territoriale. I valori della famiglia e dei legami parentali sono ancora molto diversi tra nord e sud ed anche il rapporto uomo donna è molto differenziato.

Qualche politico del sud travolto dal modernismo nordico ha finito per staccarsi dalla sua stessa base diventando più “modernista” del nord stesso e schierandosi col mondialismo USA. Ricordiamo i due capi regione di Puglia e Sicilia apertamente omosessuali ma anche la Campania non scherzò con Pecoraro Scanio che, da ministro, dichiarò di essere bisessuale e tacciando gli unisex di non sapere cosa perdessero. Anche il Lazio non scherzò sulla faccenda col suo governatore Marrazzo.
Sembrano cose lontanissime ma sono di ieri.

E alla fine il virus ci ha riportato con i piedi per terra.


Le Italie sono 3, tre, sì proprio tre, diverse sul piano sociologico ed economico. Insistere nella normativa unica nazionale si è rivelato fallimentare, inizialmente solo per il nord sempre più gravato di pesi ma alla fine creando un impoverimento sia economico che culturale anche del centro sud, prima costretto a ripudiare se stesso ma infine ridotto ad una massa di statodipendenti.


E’ impossibile, e comunque devastante, che le tre realtà si adeguino ad una legge mediana. Molto più realistico pensare che lo stato diventi trino e cioè sia composto anche ai massimi livelli da un personale proveniente dalle tre macroregioni e si relazioni, senza più complessi, con amicizia e rispetto e giustizia, con le tre aree vitali del paese.

Photo by Ilenia F.

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