Il socialista Bruno Buozzi, martire a tutto tondo della lotta di liberazione

25 Aprile 2022
Lettura 1 min

di Roberto Gremmo – La nuova biografia di Buozzi scritta da Aldo Forbice ed Alberto Vacca
Il socialista Bruno Buozzi e’ stato, dopo il biellese Rinaldo Rigola, la figura più importante e rappresentativa del sindacalismo autenticamente progressista, estraneo agli eccessi anarcosindacalisti soreliani ma anche al togliattismo subalterno dello stalinismo e la sua tragica morte lo ha consegnato alla storia anche come martire e della lotta di liberazione.

E’ dunque un personaggio che ha lasciato una forte impronta nella vita del nostro Paese ed e’ con vero piacere che segnaliamo il prezioso e partecipato studio biografico che gli ha dedicato poco prima della morte il compianto amico giornalista Aldo Forbice che lo definisce, a tutto tondo, “padre del sindacato riformista” per la sua strenua lotta in difesa dell’autonomia delle organizzazioni della classe operaia (Edizioni Fondazione Bruno Buozzi e Sprint soluzioni editoriali, pag. 260 euro 19).

Senza ombra di dubbio, e’ lecito è logico considerare Buozzi anima ed animatore indiscusso della “Federazione Italiana Operai Metallurgici” già prima della carneficina del ‘15-‘18 e soprattutto l’esponente più genuino d’una azione rivendicativa forte e determinata ma al contempo equilibrata e mai velleitaria, figlia diretta delle impostazioni programmatiche indicate dal fondatore della CGIL Rigola, sviluppata nei confronti e nei momenti più critici.

Durante la grande speranza dell’occupazione delle fabbriche, Buozzi fu uno dei protagonisti di primo piano ed ancora nell’esilio francese continuava a considerare quella fiammata rivoluzionaria il momento più alto della coscienza politica proletaria che forse, a suo dire, “poteva essere la marcia su Roma del socialismo italiano”.

Costretto ad espatriare dopo la vittoria fascista, Buozzi seppe tenersi lontano dai tentativi egemonici togliattiani e con il suo giornale “L’Operaio italiano” rappresento’ con il biellese Quaglino la continuità della migliore traduzione sindacalista che (come sottolineava il nostro amico Matteo Matteotti) “doveva essere un organismo di rappresentanza dei lavoratori, libero da ingerenze di singoli partiti e che doveva risorgere democratico”.   

Per il suo indiscusso prestigio, nei primi tentativi di fuoruscita democratica dalla dittatura, veniva nominato commissario dei sindacati corporativi dal governo di Badoglio e diventare uno dei promotori della rinascita del sindacalismo unitario che portava i socialisti a siglare col comunista Di Vittorio ed il cattolico Achille Grandi il famoso “patto di Roma” che Buozzi non poté siglare perché, catturato dai tedeschi, aveva trovato tragica morte nella famigerata strategia nazista della Storta.

Proprio per far luce sulla sua drammatica fine, l’attenta e puntuale biografia di Forbice e’ arricchita da una documentata ed in qualche modo sconvolgente inchiesta dello storico Alberto Vacca che contiene inedite ed impressionanti rivelazioni sull’identità e sull’azione criminale dello spione che ne provoco’ la fine.

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