Il popolo lombardo, orfano di leader e di… Chiesa

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di Sergio Bianchini – Il lombardo malinconico ha ancora nel cuore l’impero perduto. Ha ragione Giuseppe Reguzzoni nell’indicare la mitteleuropa come vicina alla sensibilità lombarda. Una sotterranea nostalgia per quel paradiso perduto si è annidata nel cattolicesimo lombardo che è stato ancora fortissimo, seppure orfano dell’impero austroungarico, da più di centocinquanta anni.

Dal 1922, subito dopo la fine dell’impero austroungarico, la Lombardia ha prodotto 3 papi:

1)Pio XI (1922-1939): nativo di Desio, Achille Ratti è stato prefetto della Biblioteca Ambrosiana e di quella Vaticana, poi arcivescovo di Milano; a lui si deve il primo concordato tra Italia e Santa Sede (11 febbraio 1929) e la strenua difesa dell’Azione cattolica contro i tentativi del fascismo di sopprimerla.

2) Giovanni XXIII (1958-1963): bergamasco di Sotto il Monte, Angelo Giuseppe Roncalli è il Papa del Concilio Vaticano II; è stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 2000.

3)Paolo VI (1963-1978): Giovanni Battista Montini, nato a Concesio (Brescia), è stato collaboratore di Pio XII presso la Segreteria di Stato e da lui nominato nel 1954 arcivescovo di Milano, dove rimane fino alla morte di Papa Giovanni. Eletto il 21 giugno 1963 muore il 6 agosto 1978: è il Papa che ha portato a termine il Concilio gestendo poi magistralmente la grande stagione postconciliare. A lui si deve l’istituzione del “Sinodo dei Vescovi” e l’avvio dei grandi viaggi apostolici.

Ma il baricentro del cattolicesimo si è nel frattempo spostato dall’Italia e dal nord italia e la chiesa lombarda ha cessato di generare personaggi potenti. Ha generato ancora però due preti potentissimi che sono stati riconosciuti ma che non hanno scalato la gerarchia nuova e mondialista: sono Don Giussani e padre Livio Fonzaga.

Il primo, Luigi Giussani, nacque e trascorse la sua infanzia nella cittadina di Desio, in Brianza, a pochi chilometri da Milano. Maggiore di cinque fratelli, ricevette la prima introduzione alla fede cattolica dalla madre Angelina Gelosa, operaia tessile; il padre Beniamino, disegnatore e intagliatore, era un socialista.

Il 2 ottobre 1933 entrò nel seminario diocesano San Pietro Martire di Seveso dove frequentò i primi quattro anni di ginnasio. Nel 1937 si trasferì a Venegono Inferiore, nella sede principale del seminario dove frequentò l’ultimo anno di ginnasio, i tre anni del liceo e dove svolse i successivi studi di teologia.

Il 26 maggio 1945 Giussani, ventitreenne, ricevette l’ordinazione sacerdotale dal cardinale Ildefonso Schuster.

Don Giussani morì a Milano il 22 febbraio del 2005.

Il secondo, Padre Livio Fonzaga ancora vivente, nasce nel 1940 a Sforzatica, frazione di Dalmine, da una famiglia operaia, frequentò le scuole elementari nello stabilimento dell’azienda omonima di quel comune. A 12 anni; all’oratorio rimase affascinato dagli esercizi spirituali di tre giorni di don Milani. A 14 anni entrò in seminario presso gli Scolopi, dove superò le scuole medie in un anno, per poter frequentare il liceo classico di Finale Ligure. La scelta dei padri Scolopi fu dettata dalla possibilità di lavorare con i giovani ed andare in missione. Nel 1957 proseguì gli studi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Fu ordinato sacerdote il 19 marzo 1966.

Dal 1966 al 1988 fu a Milano dove gli venne assegnata la parrocchia di San Giuseppe Calasanzio. In questo periodo frequentò l’Università Cattolica del Sacro Cuore, laureandosi in filosofia. Tra i compagni di studio di Padre Livio c’era Mario Capanna con cui visse le contestazioni universitarie del 1968, venendo a contatto con Don Luigi Giussani e con Don Luigi Negri.

Di quegli anni scrive Aldo Grasso: “All’epoca organizzava riunioni antimperialiste per combattere l’invasione Usa in Vietnam.

Nel 1970 partì per un anno in una missione in Africa, a Podor nel nord del Senegal, una zona a prevalenza musulmana. Lì fondò il centro culturale di Podor. In seguito il governo gli assegnò la cattedra di filosofia medievale presso l’Università di Dakar. Essendosi poi ammalato di tubercolosi dovette ritornare in Italia per curarsi. A Milano rimase in parrocchia fino al 1988.

Dal 1985, in seguito ad un pellegrinaggio a Međugorje, è diventato uno dei più appassionati sostenitori delle apparizioni mariane; da quel momento ha iniziato a collaborare con Radio Maria, che allora era una piccola radio parrocchiale con sede ad Arcellasco d’Erba, divenendone direttore nel 1987 ed ampliandone la diffusione in tutta Italia. Oggi Radio Maria fa parte di un network radiofonico a livello mondiale, con 78 emittenti in più di 50 paesi che trasmettono in lingua locale. Dati Audiradio stimano in 1.644.000 gli ascoltatori medi giornalieri in Italia nel 1º semestre 2009[3].

Anche la vicenda dei due super preti è illuminante. Anch’essi sono stati assorbiti dal mondialismo dominante e sia CL che Radio Maria si sono espanse in decine di paesi del mondo fornendo risorse umane ed economiche a tutta l’umanità ma perdendo incisività nella realtà italiana e lombarda. CL ha ormai perfino un capo straniero.

La grandiosità del popolo lombardo è ormai totalmente orfana. Non trova sbocco nella chiesa romana mondialista, non trova sbocco nella politica romana ormai tutta centro sudista. Ha provato senza successo il secessionismo.

Il lombardo oggi per affermarsi deve smettere di essere se stesso e servire cause e territori e genti distanti. Oppure si deve buttare nel lavoro dove da secoli è un campione e dove peraltro dimostra ancora di riuscire bene.

Chissà se troverà una strada più soddisfacente, meno carica di nostalgie, più capace di volontà costruttiva e di governo.

Foto tratta dal sito Vatican News

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