Il digitale non è ecologico. La rete ci riempie di CO2

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di Fulvio Curioni – Il nostro paese sta gustando l’ebbrezza da digitale, complice l’isolamento pandemico, lo smart working (lavoro da casa), la pigrizia da cibo complice dei delivery ed amazon, condito da fantastici film forgiati da netflix ci permettono di affermare come il belpaese digitalizzi con gioia. Il governo dal canto suo invoca ed auspica una trasformazione dell’Italia in digitale, incentivandone strumenti e bersagliandoci di pubblicità dal click facile. Resta il conto da pagare.

Ci viene in aiuto il report della Milena Gabanelli dal quale si evince come alto sia il costo da pagare della emissione di co2 derivante dall’utilizzo di internet. Nel 2008 l’insieme di tutte le tecnologie digitali dell’universo pesava il 2% delle emissioni globali di co2 derivate dal consumo di energia elettrica. Oggi hanno raggiunto il 3,7% , sfiorando l’8,5% nel 2025. Tutta la rete in giro per il mondo produce anidride carbonica quanto l’ammontare complessivo di una nazione mondiale di medio-grandi dimensioni. L’utente infatti non comprende il reale utilizzo del cellulare legato a tutte le applicazioni e servizi connessi capaci di produrre tanta anidride carbonica giornaliera in grado di fare scomparire il quantitativo prodotto dall’utilizzo di un frigorifero nell’arco di un anno intero. Negli ultimi tempi Greenpeace ha valutato il peso dell’energia consumata dai big dell’informatica, per alimentare i loro datacenter. Apple è la società più verde con energia pulita per più dell’83% delle rilevazioni, a cui seguono Facebook al 67%, Google al 56%, Microsoft al 32%, Adobe al 23% e Oracle all’8%.

Appare quindi evidente come sia necessario decarbonizzare il digitale, con misure che impongono ai big dell’informatica di fare ricorso ad energie rinnovabili e, dove possibile, impegnarsi nella completa compensazione della Co2 prodotta. Partire quindi da ciascuno di noi, nella educazione alla diminuzione di abuso da digitale, resta imperativo di una educazione civica, ormai relegata nelle lontane materie di percorso formativo scolastico da rispolverare velocemente per evitare di incontrare in futuro culturalmente dei somari e pure contaminati.

Fulvio Curioni - Già dottore commercialista, oggi imprenditore agricolo
professionale.
Dal 2013 ad oggi revisore dei conti del Parco Adda Sud di Lodi. Laurea magistrale in Scienze Economiche.
Socio fondatore dell’associazione sindacale mediatori civili e commerciali e mediatori familiari Simed, socio fondatore della Associazione Culturale di Promozione sociale Adr Logos, con sede a Sant’Angelo Lodigiano (Lo).

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