Il comunismo europeo? Epicentro nel vecchio stato pontificio: Lazio, Umbria, Marche, Toscana ed Emilia Romagna

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di Sergio Bianchini – Non è un caso che i paesi europei che diedero vita ai più grandi partiti comunisti fossero proprio i paesi più cattolici, Italia, Francia e Spagna.

Il partito comunista più consistente dei tre fu proprio quello italiano che giunse negli anni ‘80 del 900 ad avere un voto su tre alle elezioni, in un’epoca in cui votava ancora la larghissima maggioranza degli italiani.

Questa particolarità dei tre paesi mediterranei era così forte che spinse Santiago Carrillo a ipotizzare una corrente specifica dell’europeismo, l’eurocomunismo.

Di più, l’area dell’Italia in cui il partito comunista riceveva più voti, raggiungendo quasi la maggioranza assoluta da solo, era quella centrale, quella del vecchio stato pontificio, Lazio, Umbria, Marche, Emilia Romagna più la Toscana. Quindi l’epicentro del comunismo europeo stava proprio nella culla storica del cattolicesimo, del sacro romano impero, dell’impero romano d’occidente e dell’impero romano originario di 2000 anni fa.

Il comunismo italiano non fu solo il più grande nel territorio esterno all’URSS. Ma il suo segretario storico, Togliatti, fu uno dei più grandi teorici della terza internazionale comunista ed ebbe un ruolo fondamentale nel definirne la strategia di cui la Cina il Vietnam e Cuba sono figli, la strategia delle vie nazionali al socialismo.

Il PCI fu quindi un pilastro dell’universalismo comunista. Parallelamente la chiesa cattolica era e rimane il principale pilastro dell’universalismo spirituale cristiano.

Intanto il primo aggregato comunista, l’URSS, è crollato ed i vertici della chiesa hanno assunto in proprio senza più riserve il tema della fratellanza mondiale che prima si contendevano con il comunismo. Le simpatie del sinistrismo ex comunista italiano per papa Francesco sono così facilmente comprensibili. Ma…… nuove linee di frattura sono emerse, la democrazia, i totalitarismi, la Cina, l’Africa. E l’Italia è nel caos, un caos che ha dato vita , per sfinimento, ad un governo ..totale.

Per ragioni antiche la chiesa cattolica da sola è incapace di governare i territori. Già Macchiavelli osservava questo. La chiesa, in Europa, ha bisogno di un potere statale insieme al quale gestire la società intera e al quale non accetta di essere sottomessa. Anzi, gli chiede orgogliosamente un ruolo di primissimo piano.

Se ne accorse Napoleone, poi Mussolini, ed anche Togliatti che, capo del Partito Comunista nel dopoguerra, volle il mantenimento costituzionale del concordato mussoliniano stato- chiesa.

Lo scontro tra comunisti e chiesa cattolica nel primo dopoguerra era legato non tanto ad una divergenza nei valori fondamentali ma ad una forte divergenza sull’attualità politica italiana e internazionale.

La chiesa cattolica italiana aveva al suo interno sia i sostenitori della stabilità e della collocazione atlantica del paese che i sostenitori dell’adesione all’ideale socialista del cristianesimo.

Sul piano dei valori il fervente comunista del dopoguerra rimproverava al cattolico democristiano di essere falso, non conseguente, traditore dell’essenza spirituale del cristianesimo di cui invece lui si sentiva autentico rappresentante.

Tutto questo consentiva forti convergenze tra i comunisti e la sinistra democristiana che voleva un maggiore impegno sociale del partito.

Negli anni ‘70, durante il decennio del terrorismo italiano, lunghissimo ed unico in Europa, nacque la convergenza tra cattolici e comunisti chiamata compromesso storico. Era basata sulla effettiva comunanza di valori e visioni sociali. Purtroppo, oggi lo vediamo bene, incuranti dello sviluppo economico reale e delle compatibilità finanziarie dello stato italiano.

Penso che in quegli anni sia nato il moderno stato sociale italiano la cui caratteristica a mio parere è di essere sovradimensionato rispetto alle capacità economiche del paese.

Capacità economiche storiche grandissime ed ottima collocazione geografica rendono l’Italia uno dei paesi più ricchi del mondo ma la continua crescita della tassazione necessaria per sostenere lo stato sociale sovradimensionato ha prima indebolito e poi ingabbiato il sistema produttivo. Viviamo quindi in un declino lento ma costante del tenore e della qualità della vita coperto da promesse impossibili che si alternano a strette indesiderate ma inevitabili di cui le lacrime Fornero sono un plastico esempio.

Il sogno egualitario universale ancora oggi dominante nelle menti italiani laiche e cattoliche, ha per ora fatto si che la formulazione di programmi di governo realistici avvenga in italia solo per la costrizione di emergenze e non sia una normale procedura lucidamente fondata sulla realtà economica e produttiva.

Possiamo dire che il moralismo utopistico sociale e la mitezza operativa nel governo e nella giustizia, seppure condivisi dalla maggioranza dell’opinione pubblica, oggi in Italia sovrastano e schiacciano il buon governo.

Il buon governo del paese, che dovrebbe basarsi, sull’analisi quantitativa delle risorse, sui tempi di realizzazione dei progetti, sulle verifiche e sul bilancio serio delle esperienze non appare dunque vicino.

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