I tutor del ministro della scuola: l’ennesimo consueto pasticcio ministeriale

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di Sergio Bianchini – Nel mio ultimo scritto con i numeri dei docenti e degli alunni nella nostra scuola spiegavo come da 40 anni i ministeri non si preoccupino di trovare soluzioni al degrado della scuola ma cerchino idee “nobili” per aumentare il numero dei docenti senza risolvere il tormentone di base. Quando ero preside chiamavo queste “idee” i petali sul letamaio.

Il nuovo petalo è l’idea dei tutor.

L’idea del ministro Valditara è di introdurre nelle scuole l’insegnante tutor, cioè un insegnante che non lavorerebbe a classe intera ma si rivolgerebbe in modo mirato agli alunni in difficoltà di apprendimento e contemporaneamente anche a quelli in difficoltà per noia, noia generata dalla scarsa velocità media del lavoro a classe intera.

Come al solito non si fa alcuna distinzione tra scuola di base e scuola superiore. Inoltre, sempre come al solito, sono assenti le quantità.

Gli alunni carenti sono da anni 3-4-5- per classe. Gli annoiati 2-3-4 per classe.

Entrambi i gruppi sono generati dal disastro funzionale delle 5-6 ore al giorno consecutive di lavoro a classe intera che costituiscono la vera ma innominata mostruosità della scuola italiana.

Certo, dopo la media c’è, grande, il problema di scelte scolastiche non adeguate delle famiglie sul tipo di studi dei figli. Si assiste infatti ad un abnorme aumento delle scelte liceali che a mio parere non è frutto dell’entusiasmo cognitivo ma della disperazione rispetto alla qualità delle scuole tecniche con percorsi brevi e professionali.

Conseguenza è che anche i livelli liceali sono crollati. Per risolvere questo problema bisognerebbe accrescere la qualità dei percorsi scolastici brevi, che oggi vedono un minimo di tre anni dopo la media anche se l’obbligo scolastico ne prevede solo 2.

La riorganizzazione approntata nel 2005 dalla ministra Moratti e dal consulente Bertagna toccava questi temi ma fu demolita e rinnegata dalla sua compagna di partito, la successiva(dopo il breve intervallo Fioroni)ministra Gelmini, di cui Valditara fu tra i principali collaboratori, che cancellò il progetto Moratti-Bertagna.

E così anche Valditara ignora la mostruosità delle 5-6 ore consecutive a classe intera e fa “il qualitativo” ballando sul letamaio. I dubbi dei sindacati sono fondati, si crea una nuova categoria di docenti, perfino pagati meglio. Ma davanti alla consueta offerta di nuovi posti come resistere? Impossibile visto che l’espediente è stato usato per decenni proprio da loro.

Inoltre il docente Tutor, pagato di più dei “normali”, verrebbe armato con competenze psicologiche.

Una decina di alunni per classe, i 4-5 carenti e i 3-4 annoiati, verrebbero consegnati alle attenzioni e cure psicologiche. Il dramma scolastico verrebbe avvolto nella terapia psicologica di massa.

Certo che l’idea non avrà sbocchi perché nessuno sa in quali ore dovrebbe avvenire il lavoro dei docenti tutor e quanti dovrebbero essere questi docenti. Uno per classe? Allora sarebbero circa 350.000. Che manna direbbe il vecchio allargatore dei posti statali. Uno per scuola? Allora sarebbero 40.000 ma cosa potrebbero fare ciascuno con circa dieci classi?

Non succederà niente di vero, ma intanto l’autorevolezza “ intellettuale” del ministro è salva, il sindacato è in paralisi e i difensori d’ufficio degli ultimi(e dei primi) devono tacere.

La semplice ricetta di abbassare a 3/4 ore il tempo delle lezioni quotidiane a classe intera del mattino e di affidare ai docenti stessi del mattino il supporto pomeridiano agli alunni carenti non si può fare? No, sarebbe banale.

Si finirebbe per non essere molto intelligenti come crediamo e vogliamo essere, superiori cioè al popolaccio, a quelli che Don Milani chiamava “ i timidi, i cretini, gli svogliati“ riprendendo i termini usati allora dai docenti. Lui però i timidi i cretini e gli svogliati li proteggeva con l’idea del doposcuola dedicato. Anzi, provocatoriamente, deluso dalla scuola statale e dai laureati “qualitativi” chiamava il gruppo dei 3 “il meglio dell’umanità”.

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