Gusen, il “sottocampo” di Mauthausen: la Polonia non dimentica “il fondo dell’inferno”

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Riceviamo e pubblichiamo il messaggio del ministro degli esteri polacco Rau per anniversario liberazione campo di Gusen

L’orrore dei campi di sterminio non deve essere dimenticato. Ogni anno nel mese di maggio celebriamo l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Molti sono i luoghi che vengono ricordati in questa occasione, ma la memoria di alcuni di loro deve essere riportata con evidenza alla luce, affinché non vada perduta.

Ė il caso di Gusen in Austria, un sottocampo di Mauthausen, un luogo tragico nella storia dell’umanità, e in particolare per la memoria polacca: fu luogo di esecuzione dell’intellighenzia polacca, di sterminio di ebrei polacchi ed europei, ma anche di diverse migliaia di cittadini italiani. Complessivamente vi furono imprigionati e trucidati i cittadini di ben 26 paesi. Di circa 190 mila prigionieri del sistema di campi di concentramento di Mauthausen-Gusen, furono uccise intorno a 90 mila persone; solo a Gusen, di circa 78 mila prigionieri, ne furono assassinati intorno a 45 mila.

Preservare la memoria dell’ex campo di Gusen è importante sia per la Polonia che per la comunità internazionale. Il 76° anniversario della liberazione del campo di Gusen e di Mauthausen, celebrato in questi giorni, esprime un forte richiamo alla necessità di non dimenticare e di preservare i valori di coloro che hanno sacrificato la vita per le loro idee e per la libertà.  E’ per questo che la Polonia conta sulla cooperazione basata sulla fiducia reciproca che unisce tutte le organizzazioni e i paesi di origine delle tante vittime.

Le ultime decisioni del governo austriaco riguardanti l’acquisto dei primi terreni dell’ex campo, la cui area è stata trascurata per decenni, sono un passo importante per preservare le tracce della storia ancora esistenti e per creare a Gusen – dai prigionieri chiamato “il vestibolo” o persino “il fondo dell’inferno” – un degno sito commemorativo, educativo e di riconciliazione.

Lo ricorda il ministro degli esteri polacco Zbigniew Rau nelle sue dichiarazioni in occasione delle celebrazioni della liberazione dei campi che quest’anno si svolgo il 15 maggio (Gusen) e il 16 maggio (Mauthausen)

(su you tube https://www.youtube.com/watch?v=7Hgkx2kNsjw e https://www.youtube.com/watch?v=C30gsXyU1aM).

“Settantasei anni fa, il 5 maggio 1945, l’esercito americano liberò il campo di concentramento di Gusen. Quello che ha visto era inimmaginabile. Gusen, chiamata dai suoi detenuti “la porta dell’inferno”, al suo apice tenne imprigionate 70.000 persone di diverse decine di nazionalità. Condannati a un lavoro quotidiano massacrante e vittime di trattamenti brutali, solo circa 20.000 di loro sopravvissero fino al giorno della liberazione. Per la Polonia è un luogo eccezionale, simbolo del martirio dell’intellighenzia polacca. Oggi, rimangono solo labili tracce degli orrori qui perpetrati. Le pietre possono tacere, ma non il testamento degli ex prigionieri, la cui memoria è stata preservata per anni dalle comunità locali. Recentemente anche il governo austriaco si è impegnato nella tanto attesa commemorazione dell’ex campo. Dopo molti decenni, abbiamo motivo di creder che finalmente essa si verificherà. Ex prigionieri, di cui solo pochi sono rimasti ancora in vita, e insieme a loro, Polonia e altri paesi, invocano costantemente, da anni, una dignitosa commemorazione delle vittime del campo di Gusen. Pertanto, la decisione della Repubblica di Austria di acquisire i primi terreni da proprietari privati costituisce una apertura alla realizzazione degli annunci precedenti. E’ un passo importante verso la salvaguardia delle tracce storiche ancora permanenti e verso la creazione a Gusen di un vero e proprio luogo commemorativo, nonché di un centro di educazione e di incontro per i giovani. È un nostro obbligo morale nei confronti sia dei prigionieri che delle generazioni future”.

(foto Sebastian Indra/Poland MFA)

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