Fughe al Sud o sulla neve del Nord. Il pesce puzza dalla testa. Dallo Stato degli impuniti

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di Giuseppe Longhin – Sarà il virus ad insegnarci l’etica?
Non sappiamo ancora cosa il coronavirus ci lascerà o cosa ci porterà via. Ai più sfortunati lascerà il ricordo di un famigliare, questo è certo. Alcuni elucubrano riguardo il futuro nefasto delle aziende e dell’economia in generale, altri su complotti internazionali, altri riguardo una punizione divina.
Una cosa è però certa: il virus ci lascerà una riflessione riguardo l’etica.
Sembrerà ai più banale, inopportuno e inutile parlarne ora. Ora bisogna lottare, rispettare le direttive, prendere provvedimenti, salvare il più vite possibile. Ma se avessimo impostato le nostre decisioni n modo etico 10 o 15 giorni fa forse oggi non saremmo in questa situazione.

Un virus così virulento avrebbe dovuto allertare innanzitutto chi è preposto alla nostra tutela: i medici prima e i politici poi. Avrebbero dovuto prevenire predisponendo decreti sia per la sanità che per le aziende che per i cittadini. Invece abbiamo assistito alla vergognosa gara degli uni e degli altri a chi andava più spesso in prima pagina. Chi dando un parere chi l’opposto per, è proprio il caso di dirlo, partito preso. E le responsabilità, anche etiche, devono cadere sia su chi ha tentennato nel prendere decisioni sia su chi le ha prese e non si è fatto poi valere per attuarle.

Non è eticamente ammissibile il “non ce lo fanno fare”, si fa…punto. Altrimenti si è colpevoli come chi vieta. La conseguenza è stata poi il classico comportamento da italiano, come i peggiori stereopiti lo disegnano: si è cominciato a tifare per l’uno o per l’altro.
Col passare del tempo è stato anche peggio. L’etica è stata messa da parte per denaro, incoscienza, paura.


Nel caso del denaro le aziende, lasciate sole e senza direttive, sono state obbligate senza alcuna logica etica e ormai in piena emergenza virus prima a farsi carico degli ammortizzatori sociali e poi per decreto alcune alla chiusura (con ammortizzatori sociali) altre a restare aperte (con 100 euro di “premio” per ogni dipendente e per il mese di marzo). Questa mancanza di decisionismo e il pressapochismo delle poche direttive imposte ha lasciato gli imprenditori in balia di una folle anarchia. Molti hanno ragionato eticamente, molti altri no e alla faccia dell’etica ci sono, ad esempio, tutt’ora ragazzi obbligati a lavorare, senza protezione alcuna, rischiando la vita perché con contratto trimestrale e a rischio licenziamento.


Siamo arrivati anche a vedere gente incosciente che pur risiedendo in zona rossa è andata a sciare o al mare. Gente che ha vissuto probabilmente tutta la vita senza etica.
Per paura, probabilmente, di non rivedere per lungo tempo i propri cari, molti domiciliati in Lombardia con residenza in meridione sono letteralmente scappati di notte, invadendo stazioni e assaltando treni. Egoisticamente hanno accantonato l’etica per il proprio tornaconto e, stupidamente, senza rendersi conto di aver portato il virus ai loro cari. Quanti moriranno al centro sud per questo? Ed è più responsabile in questo caso chi emette decreti o chi non li rispetta?


Potremmo portare decine e decine di altri esempi ma vorrei chiudere con quello per me più umiliante eticamente parlando: decine e decine di medici che al centro sud si sono dati per malati, al contrario dei colleghi del nord che senza dispositivi idonei, molte volte privi di maschere protettive, sfidano la sorte operando per ore e ore a contatto con contagiati. Questo ultimo pensiero merita una ulteriore riflessione che lascio al lettore: è la condizione dell’essere medico a imporre certe scelte o l’animo umano?
Aristotele, a proposito dell’etica disse “Ogni tecnica e ogni ricerca, come pure ogni azione e ogni scelta, tendono a un qualche bene, come sembra; perciò il bene è stato giustamente definito come ciò a cui tutto tende”.
Povero Aristotele, l’italianità non tende e non sceglie.


In futuro, per non ricadere negli stessi errori, bisognerà innalzare, con fermezza e determinazione, il senso civico e il senso etico di ogni singolo cittadino. Questo dovrà essere il compito primario di chi ci rappresenterà. Per prevenire e non cercare di risolvere. Altrimenti ci ritroveremo con la gente che canterà e danzerà sui balconi al passaggio di un corteo di bare.

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