Femminicidio, oggi la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Rendeteci libere di parlare e raccontare

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di Stefania Piazzo – Oggi il mondo celebra la giornata contro la violenza sulle donne. In Italia, dall’inizio dell’anno, ne sono morte per mano dell’ex o del compagno o di pazzi squilibrati, già 104.

Il governo vuole andare diritto al punto. Lo speriamo. La premier Meloni al convegno a Palazzo Giustiniani su tema ieri ha affermato che “su mille altre tematiche ci possono essere punti diversi, ma su questo credo non ci possano essere distinzioni”.

Nella relazione parlamentare d’inchiesta si legge che il 57,4% dei femminicidi è opera del partner, il 12,7% dell’ex.

 “Sulla facciata di Palazzo Chigi ci sono i nomi delle 104 donne uccise in appena un anno”, annuncia la premier Meloni mentre ribadisce: prevenzione, protezione e certezza della pena e assicura, l’intenzione del governo di andare avanti sul contrasto ripartendo dal lavoro della scorsa legislatura, ad opera della dem Valeria Valente che della commissione precedente, monocamerale, è stata presidente.

Le norme sono severe, e chiare. Ma una legge non cambia la cultura e il modo di pensare. “Le donne continuano a morire di Femminicidio nonostante un patrimonio legislativo di tutto rispetto”, afferma infatti Valente. Giulia Bongiorno va al punto: “abrogare la mentalità discriminatoria” e ricorda il Codice rosso, “una legge salvavita in vigore dal 2019”, poco applicata tanto che “La Lega depositerà una proposta che permetterà di intervenire in caso di omessa o ritardata applicazione”.

Ma si gira sempre attorno al punto. La mentalità e l’approccio. Fatti che interferiscono nell’accesso a tante stanze. Accesso alla carriera, figli e carriera, merito e retribuzione. Politica senza quote rosa. Ruoli direttivi con pari criteri di accesso. Non basta una monocamerale o una bicamerale. Chi uccide non ha 90 anni, non è matusalemme, ma è giovane e arriva da poco dalle nostre scuole. Ha famiglie giovani alle spalle.

Dunque serviranno tanti salti generazionali prima che accada qualcosa. La premier, riporta con attenzione l’Ansa, uscendo dalla presentazione in Senato del rapporto, si ferma per incoraggiare Celeste, una bambina sua fan che la chiamava a gran voce: “Studia, studia che poi diventi come me. Così sarai la prossima (premier – ndr) , sbrigati”. Aggiungiamo noi: ricorda che dovrai studiare di più degli uomini per essere guardata con un po’ di rispetto. E anche allora non basterà. In fin dei conti non siamo libere ancora di parlare e raccontare.

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