Fame di asili nido. 6 province su 10 non arrivano al 75% del servizio nei comuni

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Un Paese che non ha asili nido, quanta aspettativa di vita può offrire? Ci stupiamo se si diventa solo un paese per vecchi? Certo, se non sappiamo dove mettere i bambini, se per vivere non basta essere in due a lavorare, non si va lontani. Anzi, si torna indietro. I dati della Fondazione Openpolis sull’offerta educativa per i più piccoli sono agghiaccianti.

“Alla fine dello scorso anno, a vent’anni dall’introduzione degli obiettivi europei di Barcellona, una raccomandazione del consiglio dell’Unione europea ha aggiornato i target che gli stati membri devono porsi sull’offerta di asili nido e servizi per l’infanzia. La principale novità è l’innalzamento dal 33% al 45% di bambini fino a 3 anni che dovrebbero poter accedere a sistemi di educazione e cura per la prima infanzia. Anche se si tratta di una raccomandazione, peraltro commisurata alla situazione di partenza di ciascuno stato, fissa un nuovo orizzonte con cui confrontarsi”. Nei fatti, l’Italia è bradipa, anzi, ferma.

“Per ridurre questi divari il decreto legislativo 65/2017 ha stabilito 2 obiettivi: i già citati 33 posti ogni 100 bambini e il raggiungimento del 75% di comuni che offrono il servizio, da soli o in associazione con altri. Rispetto al 2013 sono raddoppiati i territori sopra la soglia del 33%, ma il nuovo target Ue del 45% è superato solo in 3 province dell’Emilia-Romagna. Quasi 6 province su 10 non raggiungono la soglia del 75% di comuni con il servizio”. Insomma, cosa è stato fatto, a parte le parole e le promesse elettorali e le indignate prese di posizione sulla denatalità?

“Alla fine dello scorso anno, a vent’anni dall’introduzione degli obiettivi europei di Barcellona, una raccomandazione del consiglio dell’Unione europea ha aggiornato i target che gli stati membri devono porsi sull’offerta di asili nido e servizi per l’infanzia.

Si è passati dal dal 33% al 45% di bambini fino a 3 anni che dovrebbero poter accedere a sistemi di educazione e cura per la prima infanzia. Condizionale d’obbligo.

Gli obiettivi europei di Barcellona riguardano la diffusione di asili nido, servizi e scuole per l’infanzia. Questi devono essere offerti almeno al 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% dei bambini tra 3 e 5 anni. Dopo l’emergenza Covid i target sono stati aggiornati rispettivamente al 45% e al 96%

Ancora dal dossier si legge:

“Sono 6 le regioni superano la soglia del 33%, e si trovano tutte nell’Italia centro-settentrionale: Umbria, con 44 posti ogni 100 bambini 0-2 anni, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta con una quota superiore al 40%, e poi Toscana, Lazio e Friuli-Venezia Giulia.

La Campania è passata dai 10mila posti offerti nel 2013 a oltre 15.500 nel 2020. Cioè da appena 6,2 a 11 posti ogni 100 bambini residenti. Basilicata e Puglia, pur con incrementi in termini assoluti meno consistenti, sono passate rispettivamente da 12,9 a 21,5 e da 12,1 a 19,6 posti ogni 100 bambini, ricorda il dossier.

Ma la tabella offerta dalla associazione Alleanza per l’infanzia è molto chiara.

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