Fake o non fake, il problema restano i giovani che non capiscono ciò che leggono. Più Scuola, meno Balle

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di Stefania Piazzo – Più che di task force contro quello o questo, sarebbe il caso di rinforzare a monte il sistema scolastico. Mentre esplode il braccio di ferro tra chi ha più verità in tasca contro quelli che le vogliono nascondere per silenziare la libera informazione, varrebbe la pena ripassare il recentissimo studio Ocse, uscito nel dicembre scorso. Ricordando Carl Popper che ci insegna a guardarci bene da chi ha sempre ragione. Dall’una e dall’altra parte, s’intende. Senso critico sì, fideismo calcistico no.

Il piano Pisa, che sta per Programme for International Student Assessment, è un’indagine triennale che valuta in quale misura gli studenti di quindici anni, e quindi presto futuri adulti, abbiano acquisito le conoscenze e le competenze chiave essenziali per la piena partecipazione alla società. La rilevazione si concentra sulle competenze in lettura, matematica e
scienze.

Mi soffermo sulle competenze della lettura (in Italia l’ente che si occupa dello svolgimento della rilevazione PISA, è l’INVALSI).

Cosa sanno e sanno fare gli studenti in lettura?
• In Italia, il 77% degli studenti ha raggiunto almeno il livello 2 di competenza in lettura (media OCSE: 77%). Il report dice che questo 77% di studenti è in grado di identificare l’idea principale in un testo di lunghezza moderata, trovare informazioni basate su criteri espliciti, anche se a volte complessi, e possono riflettere sullo scopo e sulla forma dei testi se esplicitamente guidati. Cioè occorre suggerire…

Avete letto bene? Lunghezza moderata. Un articolo di quotidiano di per sè è già troppo impegnativo. Chiedete a un giornalista che monitora attraverso google analytics gli ingressi sulla propria testata quale sia il tempo medio di lettura o di ingresso in un testo. Toccata e fuga, vi risponderà.

Altro dato.
• Circa il 5% degli studenti in Italia si colloca ai livelli più elevati (Livello 5 o 6) nel test di lettura PISA (media OCSE: 9%). A questi livelli, gli studenti comprendono testi lunghi, trattano concetti astratti o contro intuitivi e stabiliscono distinzioni tra fatti e opinioni.

Solo il 5% distingue la differenza tra fatti e opinioni. Ma il problema è globale perché nei 15 paesi Ocse, solo in 20 sistemi di istruzione, oltre il 10% degli studenti quindicenni ha raggiunto questi livelli.

Insomma, il 77% ha una vaga idea del messaggio che legge, il resto che capisce qualcosa in più è una percentuale residuale.

Ora, mentre assistiamo a video o inchieste contro il mainstream, con personaggi che smontano gli uni le tesi degli altri, chiediamoci che effetto avrà sui lettori giovani quello che viene diffuso. Cosa capiranno di un fake o di una notizia fondata.

La scuola è la vera indiziata di questa catastrofe, perché i furbetti dell’informazione possono avere gioco facile solo se cavalcano questa autostrada non tanto di analfabeti di ritorno, ma di analfabeti, punto.

E a capo.

Poi figuriamoci un sistema in cui chi governa viene scelto sulla base non delle competenze (dobbiamo portare esempi?) quanto piuttosto della presenza fisica sui social. Si fa prima a dire che gli algoritmi e l’informatica applicata alla ricerca del consenso sono la prima fonte di notizie. E di voti. Assolutamente consapevoli e argomentati, soprattutto per quel 77% di incapaci di leggere se non previo suggerimento.

Photo by Markus Winkler

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