Esclusivo – Bruxelles, Rapporto Commissione al Parlamento Ue: Boom sperimentazione pipistrelli importati da Paesi extraue…

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di Stefania Piazzo – Lo sapete qual è il mammifero per il quale si è registrato il boom di importazioni da paesi extraeuropei per la sperimentazione scientifica in Europa? La Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio denominata “Relazione 2019 sulle statistiche relative all’uso di animali a fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea nel periodo 2015-2017” e ufficializzata da Bruxelles il 5 febbraio 2020, lo mette nero su bianco. E’ il pipistrello. Il mammifero considerato responsabile di aver trasmesso all’uomo il coronavirus, è stato in questi anni, in silenzio, il protagonista indisturbato della sperimentazione animale. Si badi bene, importato da fuori Europa.

Ebbene, c’è un passaggio che lo mette nero su bianco a pagina 7 tra le 23 pagine della relazione. “Tra il 2015 e il 2017 il numero di animali nati nell’UE ma non presso un allevatore registrato è diminuito (-23 %) e il numero di animali nati al di fuori dell’Europa è aumentato (+60 %) a causa delle importazioni di pipistrelli (non allevati in Europa)”.

E’ un dato di sorprendente rilevanza scientifica e statistica e non può non incuriosire nel pieno di una pandemia. Non si tratta certo di costruire complotti o trame internazionali da fantascienza, di sicuro c’è da chiedersi cosa renda così interessante e attendibile la ricerca sul pipistrello per essere diventato il protagonista della sperimentazione. Tanto da importarlo in quantità degne di nota per il rapporto di Bruxelles da contesti non europei. E se è lecito chiedere, da dove?

Di recente sul quotidiano Repubblica, sulla scorta della sfortunata popolarità del piccolo mammifero, un giovane ricercatore del San Raffaele, Andrea Locatelli, spiega alla collega Elena Dusi il 10 marzo scorso le potenzialità di questo chirottero volante e quanto gli scienziati abbiano scoperto. Ad un certo punto però sul testo si legge questo paragrafo.

Vietato studiarli in laboratorio
Studiare i pipistrelli in laboratorio non è ammesso. E non c’entra il rischio di essere contagiati dalla pletora di virus, effetto probabilmente della capacità di adattarsi a qualunque habitat e vivere in grandissime colonie, anche con specie simili. «In realtà sono animali molto fragili», spiega Locatelli. Nonostante i “superpoteri”, quasi tutte le specie sono protette. «Colpa soprattutto della distruzione dell’habitat».
https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/03/10/news/che_fenomeni_i_pipistrelli_diffondono_i_virus_ma_non_si_ammalano_e_sono_campioni_di_longevita_-250862051/?ref=RHPPTP-BS-I250860321-C12-P7-S4.4-T2

Beh, a quanto pare, i dati di Bruxelles dicono altro. Con un boom di importazioni. E racconta altro anche l’Istituto sperimentale zooprofilattico delle Venezie che i chirotteri li studia, eccome. Apprendiamo dal sito dell’Izs infatti che “Presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sono svolte diverse attività sui chirotteri, a scopo sia di sorveglianza che di ricerca”. Vedi anche: https://www.izsvenezie.it/temi/animali/pipistrelli/

” …a partire dagli anni 2000 si è visto un incremento esponenziale dell’interesse per questi animali nell’ambito della sanità pubblica, anche a seguito della loro presunta implicazione nell’emergenza nell’uomo di malattie tra cui la Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS), l’Ebola e la malattie di Nipah. Ad oggi nei chirotteri è stata descritta un’ampia variabilità di virus, sebbene per la maggior parte non siano ancora state definite le potenzialità di causare malattia nell’uomo”.

E non basta. “La sorveglianza sanitaria dei chirotteri è fondamentale per proteggere l’uomo, e deve riguardare sia il monitoraggio dei virus già classificati come zoonotici (in grado, cioè, di essere trasmessi all’uomo) che la valutazione del rischio correlato a quelli descritti per la prima volta. In Italia è stata confermata la presenza di diversi ceppi di coronavirus, reovirus ed astrovirus”.

Insomma, tutt’altro che uno sconosciuto dato che lo stesso Izs lavora con “il Laboratorio zoonosi e virus emergenti e riemergenti della SCS5 – Ricerca e innovazione, collabora alla sorveglianza attiva e passiva nei confronti di altri virus a potenziale zoonotico, tra cui principalmente coronavirus e reovirus, e si occupa della caratterizzazione genetica e patogenetica di alcuni virus di nuova scoperta oltre che alla caratterizzazione genetica delle popolazioni di chirotteri italiani; e con il Centro di referenza nazionale e di collaborazione OIE per le malattie all’interfaccia uomo-animale”.

Tra le altre cose nella relazione di Bruxelles si legge anche che ” Il numero di animali utilizzati per la prima volta a fini di ricerca e sperimentazione nell’UE è inferiore ai 10 milioni all’anno. Tra il 2015 e il 2017 il numero totale di animali è leggermente diminuito da 9,59 milioni (2015) a 9,39 milioni (2017). Si è tuttavia registrato un leggero aumento a 9,82 milioni nel 2016, che impedisce di confermare una tendenza chiara”. Se qualcuno pensava o sperava che la sperimentazione, pipistrello a parte, stesse virando verso i metodi alternativi e le colture cellulari, non ha sbagliato relazione. I dati, ad oggi, sono questi.

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