Dopo Montanelli, i figli del politicamente corretto devono imbrattare la Cappella Sistina e Firenze

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di Stefania Piazzo – Abbiamo già visto bruciare i libri. Imbrattare la statua di Montanelli non è diverso. Una nuova religione si sta imponendo da anni, ed è quella del politicamente corretto. Oggi la sua manifestazione più evidente è nella nuova furia iconoclasta che negli Stati Uniti ha decapitato, distrutto, rimosso statue che rappresentano o rappresenterebbero personaggi storici colpevoli chi di aver alimentato lo schiavismo, chi il pregiudizio razziale chi lo sfruttamento ma diventati eroi nazionali perché hanno incarnato il ruolo di vincitori nella storia del Paese.

Sono stati lì per secoli. Omaggiati, sbandierati non come conquistatori ma come simbolo di un Paese. Ora vanno rimossi. Chissà se festeggeranno ancora il Columbus day dopo la decapitazione del prode esploratore. E chissà se i turisti americani, in visita a Roma, o a Firenze, si armeranno della stessa carica distruttiva davanti a opere d’arte commissionate dai papi sanguinari e cinici che furono i principali committenti delle più preziose opere d’arte che diedero vita al Rinascimento. O se distruggeranno e imbratteranno anche le opere dell’impero romano. Sanguinario come pochi. Come i suoi Cesari.

Senza di loro, probabilmente, dopo una foto davanti al Colosseo (ma anche no, considerandone il suo uso violento e razzista verso i primi cristiani e il primo impiego elettoral-populista per tenere buono il popolo) una capatina alla Garbatella, un panino a Trastevere con la porchetta, altro non avrebbero da visitare. Dovrebbero tornare a casa.

Dovrebbero bruciare i libri di chi non la pensa come loro, poi chiudere i musei dove, per la stessa proprietà transitiva occorrerebbe distruggere i busti degli imperatori criminali, colonialisti e colonizzatori, schiavisti. Dovrebbero alla stessa stregua gettare il pensiero filosofico greco nel biotrituratore.

La morte di George Floyd, fotogramma di un’America che vive di eccessi, ha innescato un domino che non lascia spazio alla mediazione.

E che dire di Alessandro VI Borgia (1431-1503), che riconobbe i figli illegittimi Cesare e Lucrezia, e che commissionò la Pietà a Michelangelo per non parlare delle opere del Pinturicchio…

Dovremmo distruggere tutte le opere volute da papa Giulio II della Rovere, “il Papa guerriero” o “il Papa terribile” (1443-1513). Fondò i musei vaticani, incaricò Michelangelo di dipingere la Cappella Sistina e a Raffaello di creare le Stanze vaticane.

Infine, perché non ricordare papa Leone X Medici (1475-1521), e la sua età dell’oro per l’arte? Volle Raffaello a Roma, Conservatore delle Antichità Romane, un moderno Soprintendente per i Beni Culturali, e sfruttò il genio di Michelangelo a Firenze, nel complesso Laurenziano.

Cinici pontefici, tutt’altro che teologi ma terreni imperatori, perché non decapitare e imbrattare le loro opere?

Photo by Ágatha Depiné 

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