DIREZIONE NORD, RIFORMARE LA GIUSTIZIA

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Le politiche e l’organizzazione relativa alla salute nel suo complesso, il sistema dei trasporti con annessi la mobilità sostenibile e la sicurezza, le infrastrutture, l’energia, i giovani e addirittura le basi stesse della democrazia, e anche la giustizia al centro degli argomenti che hanno aperto il dibattito sul palco del Palazzo delle Stelline nel corso della quattordicesima edizione di Direzione Nord, organizzata da Inrete in  collaborazione con “Gli amici degli Stelline” e Fondazione The Bridge in media partnership con True-News.

Sulla Riforma della Giustizia si sono confrontati Francesco Paolo Sisto, Sottosegretario di Stato alla Giustizia; Vinicio Nardo, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano; Guido Camera, Presidente associazione “Italiastatodidiritto”; Alessandra Bini, Direttrice Affari Legali IBM Italia, Rappresentante Lombardia e Liguria dell’Associazione Italiana Giuristi d’Impresa (AIGI); Dario Bolognesi, Fondatore Studio Bolognesi- Avvocati Penalisti d’Impresa; Francesco Giovannini, Head Dipartimento White Collar CRimes, Eversheds Suherland.

 “La riforma, in particolare per il processo penale– ha detto il Sottosegretario Sisto-, offre la straordinaria possibilità di ripresa dei valori costituzionali. Ad esempio la presunzione di non colpevolezza, o di innocenza, reintroduce la possibilità di considerare innocente l’imputato fino alla sentenza definitiva. Anche la parola ‘rieducazione’ si riaffaccia sul sistema in maniera ineluttabile. Per quanto riguarda il processo civile c’è un’accelerazione decisa. Insomma una giustizia certa non attiene al procedimento penale e a quello civile, ma alla sostanzialità dei diritti. Al centro della giustizia non sono il giudice o l’avvocato, ma il cittadino, che trova nella riforma un buon punto di partenza”.

I contenuti del testo della riforma rappresentano la porta di accesso i fondi del PNRR– ha aggiunto Nardo-. Tuttavia non sono pienamente convinto che il tema della giustizia oggi sia al centro dell’attenzione come dovrebbe”.

Molti istituti della riforma Cartabia sono validi– ha spiegato Giovannini-  altri aspetti sono meno condivisibili, se il terreno è quello della rinuncia, per esempio, bisogna tenere in considerazione non solo la parte dell’imputato ma anche quella della parte offesa o della parte civile. Rimango convinto che al di là dei metodi endoprocessuali il vero nodo è extraprocessuale: occorre aumentare il numero dei giudici, dei cancellieri, di polizia giudiziaria. La via maestra sarebbe quella di garantire un processo con tempi giusti ma con una macchina organizzativa in grado di farlo”.

Sull’aspetto politico ha proposto una riflessione Guido Camera: “Nelle condizioni politiche in cui è stata generata la riforma è il miglior prodotto che potessimo avere. Vedremo più in là la questione dell’attuazione delle deleghe”.

 “Il cittadino ha diritto ad avere un processo in tempi giusti– ha evidenziato Bolognesi-. Il primo orientamento è stato dato dalla riforma Bonafede, il Governo Draghi dando mandato alla dottoressa Cartabia di trovare una soluzione è stato brillante sia dal punto di vista politico che giuridico perché si è evitato uno scontro troppo diretto”.

Qual è il binomio tra tecnologia e giustizia? “Si tratta di un’occasione di riformare tutta l’organizzazione che sta dietro la figura del magistrato- ha concluso Bini- e la tecnologia in questo contesto è un fattore abilitante, più connessa, abilitante, sostenibile e semplice”

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