An external view of the 'G.B. Vico' elementary school, empty following the closure of universities and schools due to the coronavisrus emergency, in Rome, Italy, 05 March 2020. All schools and learning institutions across the country have been shut down until 15 March 2020 in a bid to stem the spread of the SARS-CoV-2 coronavirus that causes the COVID-19 disease. So far, there have been at least 2,700 confirmed cases and 107 deaths from the disease in Italy. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Didattica a distanza 1/ Impossibile per il 65% delle mamme lavoratrici. Urgenza sociale riaprire scuole

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Ma le mamme che fanno due lavori, e ora anche tre, quello di insegnanti, che ne pensano?

Il 65 per cento delle mamme-lavoratrici non ritiene conciliabile DAD e lavoro e tra queste, il 30 per cento prenderebbe in considerazione di lasciare il lavoro, se l’uso della didattica a distanza dovesse continuare anche a settembre. E’ quanto emerge dal primo report dell’indagine nazionale “Che ne pensi? La DAD dal punto di vista dei genitori”, predisposto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze umane per la formazione, formato da Giulia Pastori (coordinamento scientifico), Andrea Mangiatordi, Valentina Pagani e Alessandro Pepe dell’Universita’ di Milano-Bicocca. L’indagine, che ha raggiunto circa 7.000 genitori di bambini e ragazzi di scuola primaria e secondaria, per un totale di circa 10.000 bambini e ragazzi, consiste in un questionario online diffuso sui canali social. I ricercatori hanno approfondito come sono stati vissuti questi mesi di scuola “in casa” da uno dei principali gruppi di stakeholder della scuola: i genitori.

Al questionario hanno risposto per il 94 per cento madri, con un’eta’ media di 42 anni e in grande maggioranza con un livello d’istruzione superiore. Per l’80% sono donne lavoratrici che durante il lockdown hanno continuato a lavorare (67%), molte in modalita’ smartworking (57%). Nei quasi 10.000 figli sono rappresentati tutti gli ordini di scuola dalla primaria alla secondaria di II grado, anche se in gran parte (7.000 su 10.000) frequentanti la Scuola primaria. Nello specifico, l’indagine ha poi analizzato 5 aree: i tempi, gli spazi, e le metodologie didattiche; la partecipazione alle attivita’ didattiche e le relazioni a distanza; le emozioni prevalenti provate e i comportamenti osservati nei figli; i punti di forza e di debolezza delle modalita’ didattiche in remoto; priorita’, desideri e timori sulla ripresa della scuola dopo l’estate. Il bilancio dei genitori sulla didattica a distanza mette in luce pro e contro dell’esperienza. Da un lato, i genitori riconoscono come positivo il maggior utilizzo di tecnologie digitali per lo studio e la didattica; la possibilita’ di conoscere maggiormente le attivita’ didattiche dei propri figli e l’acquisizione di nuove competenze digitali da parte dei bambini.

Dall’altro, sottolineano pero’ alcuni importanti aspetti negativi: le relazioni a distanza con i compagni e con gli insegnanti; la quantita’ di compiti da svolgere, ritenuta spesso eccessiva; la scarsa varieta’ nella proposta didattica; il difficile bilanciamento del tempo dedicato alle lezioni, ai compiti e allo svago. E’ proprio quest’ultimo aspetto che piu’ preoccupa le intervistate: ben il 65 per cento ritiene la DAD non conciliabile con il lavoro e il 30 per cento prenderebbe in considerazione la possibilita’ di lasciare il lavoro per seguire i figli. “La ripartenza della scuola, cosi’ come di nidi e scuole d’infanzia – dice Giulia Pastori, coordinatrice scientifica della ricerca – e’ un’emergenza sociale di massima urgenza che e’ stata ed e’ ancora molto trascurata. Bisogna fare tutto il possibile perche’ ripartano e bene, ne va del benessere di bambini e ragazzi in primis, ma anche dei loro genitori, in particolare delle donne. L’esperienza della DAD ha reso ancora piu’ evidente che abbiamo bisogno di una politica per la scuola al contempo tempestiva e lungimirante”.

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