Davanti a vie e statue di Re Sciaboletta, Bava Beccaris, Cadorna ricordiamo che non sono mai stati eroi

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di Pierluigi Crola – Va di moda in questi giorni, in seguito all’ingiusto omicidio di George Floyd – ingiusto perché qualsiasi cosa avesse fatto non va mai punita con la morte senza motivo, quando la persona in questione era già immobilizzata, – l’abbattimento, la deturpazione e l’abolizione di ciò che riguarda persone di colore. Si passa così dall’insensato ritiro di Via col vento, un vero capolavoro, per niente razzista, le cui finalità erano ben altre, lo dimostra il gran numero di Oscar conquistati, al ritiro dal mercato di un cioccolatino chiamato Moretto, perché fatto col cioccolato. Di questo passo dovremmo coprire i quattro mori sardi, o cambiare cognome a tutti i lombardissimi Negri.


Dopo questa precisazione sulle inutili e assurde stupidità politicamente corrette, passo alla parte propositiva.
Dal momento che mi sembra giusto non dico rovinare, perché sono sempre anche opere d’arte, ma quanto meno mettere striscioni a commento della “carriera” di quelle persone le cui statue rappresentano, perché non applichiamo lo stesso concetto?


Sarebbe un modo per aumentare l’occupazione, poiché il lavoro sarebbe molto. Si potrebbero così scrivere striscioni educativi che facciano conoscere la vera storia di un gran numero di personaggi “illustri”:
Umberto I, il re “galantuomo”, che fece senatore Bava Beccaris per aver sparato sulla folla inerme;
il generale Lamarmora, omologo di Bava Beccaris, nel senso che fece la stessa cosa a Genova nel 1849;
il “valoroso” generale Cadorna, che per non far fuggire i suoi soldati, vittime ignare di una guerra sporca e inutile, sparava loro nella schiena;
il commerciante di schiavi Giuseppe Garibaldi, eroe dei due mondi al contrario (ha combattuto per la secessione in Sud America e per l’unità colonizzatrice in Italia, se faceva l’opposto eravamo tutti più contenti) che, all’inizio, timoroso per la focosità dei siciliani non voleva partire e lo fece per una falsa lettera di Crispi che lo rassicurava sulla pacifica indole degli isolani; la stessa persona che, dicono sempre gli storici, aveva i capelli lunghi per non coprire l’orecchio mozzato (e a quei tempi l’orecchio si mozzava a ladri di cavalli o a stupratori) e aveva “inventato” il divorzio breve (gli piaceva Anita che era però sposata e risolse brillantemente la questione ammazzando il marito);
gli “eroici” garibaldini, che con la scusa di liberare l’Italia l’hanno sottoposta al giogo economico del Piemonte, ammazzando anche contadini inermi alla “Bava Beccaris” (un nome su tutti: Bronte, da cui il bellissimo film: Bronte cronaca di un massacro);
il “grande” generale Badoglio che ha condotto l’Italia all’armistizio dell’8 settembre 1943, è stato in seguito inserito nella lista dei criminali di guerra dell’ONU su richiesta dell’Etiopia, ma non è mai stato processato;
il “coraggioso” re Vittorio Emanuele III, sciaboletta, statista grande quanto la sua statura (1,54 m.), che non si oppose né alla dittatura fascista né alle “gloriose” conquiste coloniali africane con metodi molto democratici (l’uso di gas che sterminò inermi popolazioni, seguendo il Bava Beccaris style), non disdegnando da uomo “impavido” qual era né l’abdicazione né la fuga al di fuori del “patrio suolo” (come avrebbe detto lui, non certo io). E pensate che per la sua partecipazione a due guerre mondiali e la vittoria nella prima fu chiamato Re Soldato e Re Vittorioso.

A proposito della prima guerra non va dimenticato che questo indecente e inutile massacro poteva essere evitato, poiché gli alleati del tempo avevano proposto le stesse condizioni o quasi al re senza colpo ferire. Il re da vero galantuomo accettò e 4 giorni dopo firmò l’intesa con i nemici (Francia e Inghilterra). Ultima chicca: l’entrata in quella disastrosa guerra fu votata a minoranza (la maggioranza era contraria), ma lui, da quel democratico che era, appoggiò la decisione della minoranza.

Termino qui questo elenco che potrebbe essere ancora lunghissimo, poiché l’Italia è un paese carico di storia, come dimostra la galleria di Titani appena descritta.

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