Crociata governativa sul cantautore valdostano “reo” di aver cantato contro il centralismo romano?

27 Maggio 2024
Lettura 1 min

di Giorgio Giorcelli – Un cantautore valdostano che si esprime abitualmente in lingua franco-provenzale finisce nel mirino di Fratelli d’Italia per delle opinioni che evidentemente danno fastidio ai nazionalisti. Incredibile, ma vero.

Intervenendo all’incontro ufficiale tenutosi a Valsavarenche per celebrare l’ottantesimo anniversario delll’assassinio di Emile Chanoux, Fhilippe Milleret si sarebbe permesso di esprimere, come garantisce la Costituzione, delle forti critiche al sistema centralistico Romano mentre cantava in patois.

E’ bastato questo perché il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzi presentasse una allarmata interrogazione ipotizzando una offesa ai principi dello Stato.

In un paese libero, la protesta sarebbe stata archiviata con una risata, e invece la grida di Urzi e’ stata seriamente presa in considerazione dal Governo, che ha risposto in Parlamento rassicurando l’interrogante sul fatto che “il ministero dell’interno non mancherà di monitorare la situazione per ogni eventuale sviluppo”.

Vedremo le forze dell’ordine, armate di dizionario patois-italiano, battere le valli a cercare invettive dialettali contro Roma?

Non sarebbe la prima volta.

Già nel lontano 1932 alcuni valdostani finirono nei guai solo perché possedevano un fascicoletto con la canzone “I tzord de vie’” che satireggiava contro l’immigrazione in valle favorita sibillina risposta del governo.

Ma si era ai tempi del Duce e non della Repubblica democratica.

La replica governativa è stata espressa dal sottosegretario Nicola Molteni. Dalla Padania libera alla val d’Aosta imbavagliata?

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