Conte raccoglie la Questione Settentrionale. Anche il Sud (tranne la nuova Lega) ha capito che non si può più schiacciare il Nord

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di Sergio Bianchini – La recente lettera di Conte al Corriere della Sera può sorprendere qualcuno ma non il sottoscritto che da molto tempo segnala mutamenti profondi nella psicologia delle tre Italie e la fine dell’alleanza quarantennale tra Centro e Sud per spennare il Nord.

Con Renzi il Centro Italia – dieci anni fa era ancora a guida PD – ruppe l’alleanza ma subì il rigetto sia del Centro che del Sud. Il Nord non capì.

Nella sua lettera al Corsera Conte fa dichiarazioni fortissime di autocritica del meridionalismo antinordico tradizionale e formula anche delle linee guida per il futuro nelle quali Milano e il Nord sono al Centro.

Milano e il Nord-Italia rappresentano un tassello decisivo nel quadro della ripartenza che il nostro Paese si appresta ad affrontare. Questa città, che molto più di altre ha sofferto durante la pandemia, deve tornare al più presto al centro del progetto di ripresa economica, sociale e culturale dell’Italia…… Di certo non siamo riusciti ad ascoltare con sincera attenzione i bisogni dei cittadini milanesi, delle varie fasce sociali e, in particolare, del ceto professionale e imprenditoriale. ……………

in occasione del tour che inizierò a settembre per girare il Paese, il Nord avrà un peso determinante…… Il nuovo Movimento guarderà al Nord come non ha fatto a sufficienza fino ad ora. Perché la locomotiva del Paese deve ripartire più forte di prima trainando così tutto il Paese e rendendo possibile anche lo sviluppo del Sud.”

Sembra un pentimento profondo che non nasce certo dall’amore per il Nord maltrattato per decenni. Però anche Conte ha capito che solo così potrebbe avvenire la ripresa del Sud che è la cosa a cui davvero tiene.

La sua esaltazione del ruolo del Nord è così piena che ha infastidito Gianfranco Viesti, economista nato a Bari nel 1958 laureato in Economia politica all’Università Bocconi. Viesti fa parte del comitato direttivo della rivista il Mulino e del comitato di indirizzo della Fondazione Italianieuropei. Dal quotidiano Il Messaggero, molto diffuso nel Centro Italia, con l’editoriale del 14 agosto butta acqua sull’idea del Nord locomotiva dell’intero paese e ripropone politiche di sostegno mirato allo sviluppo delle zone povere cioè del tradizionale mezzogiorno e dell’appennino.

Sono ipotesi diverse, perfino opposte e così a naso mi sembra che quella di Viesti ricalchi il tradizionale discorso sullo sviluppo industriale del mezzogiorno sostenuto prima dalla Cassa del Mezzogiorno e poi da tutta la politica di governo. Quegli anni sembrano lontanissimi ed un bilancio serio e definitivo manca.

D’altra parte che sia il Sud a parlare di un rinnovato ruolo del Nord ha qualcosa di paradossale perché il Nord per ora tace e non esprime alcun progetto politico economico e sociale di vasta portata e di forte determinazione.

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