Carta di Chivasso: evento del 19 dicembre dichiari che questo è il primo coraggioso manifesto autonomista

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Il prossimo 19 dicembre il Comune di Chivasso celebrerà in grande stile il settantanovesimo anniversario della famosa dichiarazione redatta proprio in città dai partigiani federalisti fra cui primeggiava il valdostano Emile Chanoux che doveva poi morire incarcerato dai fascisti.

La meritoria manifestazione ricorda anche il gemellaggio ideale della città piemontese con l’isola di Ventotene, dove Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni redassero nel confino fascista il loro profetico “Manifesto per un’Europa federalista”.

Tuttavia, se una critica e’ lecita, non pare che l’iniziativa realizzata dal Comune in collaborazione con l’ANPI e il Movimento Federalista Italiano non colga pienamente il significato della carta del 1943.

I resistenti che la scrissero, chiedevano nell’ auspicata nuova Italia democratica ampie autonomie politiche, economiche e culturali per tutte le valli alpine, colonizzate con la violenza del centralismo di “Roma doma” e pensavano che il federalismo non dovesse restare un astratto miraggio di là da venire ma dovesse realizzarsi creando un nuovo stato decentrato e partecipativo, modellato come il sistema cantonale elvetico.

Oggi nel pur interessante convegno, l’autonomia non c’è.

E questa dimenticanza lascia nell’ombra proprio l’aspetto che fa entrare nella storia quel documento.

Non basta richiamare astrattamente il federalismo e la democrazia, pure negli orizzonti di Chanoux e dei cofirmatari delle Valli Valdesi. 

Se si vuole cogliere appieno il valore di quel proclama bisogna dire chiaramente che si trattò del primo, aperto, chiaro e coraggioso manifesto autonomista.

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